Claudio Tamburrino

Anche l'Italia adotta le opere orfane

Recepita la direttiva europea in materia: biblioteche, musei ed altri enti culturali avranno maggiori possibilità di sfruttare le opere i cui autori non sono rintracciabili

Roma - L'Italia ha recepito la direttiva europea 2012/28/UE che regola la materia delle cosiddette opere orfane.

Un'opera o un fonogramma, come specifica la normativa, si definiscono "orfane" se nessuno dei titolari dei diritti su di esse è stato individuato, oppure se uno o più di loro siano stati individuati ma "nessuno di loro è stato rintracciato, al termine di una ricerca diligente svolta". Tale ricerca dovrà essere registrata, nel caso italiano, presso il Ministero dei Beni Culturali: quest'ultimo dovrebbe istituire un database ad hoc per cui non sono state ancora però stanziate le risorse. Al termine di tutti i passaggi burocratici definiti nella direttiva e nel suo recepimento l'opera sarà ufficialmente definita "orfana".

Queste opere rappresentano un problema di gestione perché rischiano di non poter entrare nel patrimonio del pubblico dominio, la zona di libertà dal diritto d'autore in cui entrano tutte le opere dopo che sono passati (in Italia) 70 anni dalla morte dell'autore: se questi sono sconosciuti (o irrintracciabili) si rischia di vedere rimandata tale scadenza. Per questo l'Europa ha deciso di intervenire sulla questione con una direttiva ad hoc, la già citata 2012/28/UE, che ha lo scopo di fornire alle istituzioni pubbliche i mezzi per sfruttarle e renderle una risorsa per la collettività e favorire la libera circolazione della conoscenza nel mercato unico europeo.
L'ordinamento italiano ha recepito la direttiva con il decreto legislativo N.163 del 10 Novembre 2014, approvato lo scorso 30 ottobre e destinato ad entrare in vigore il prossimo 25 novembre.

La parte centrale dell'intervento normativo euro-italiano è quella che riconosce precise possibilità agli enti culturali pubblici: le biblioteche, gli istituti di istruzione e i musei accessibili al pubblico, nonché gli archivi, gli istituti per il patrimonio cinematografico o sonoro e le emittenti di servizio pubblico hanno la facoltà di utilizzare tali opere orfane sempre, nel rispetto dei loro fini. In particolare tali istituti potranno procedere alla "riproduzione ai fini di digitalizzazione, indicizzazione, catalogazione, conservazione o restauro" e "messa a disposizione del pubblico in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente". Eventuali ricavi potranno essere destinati a coprire i costi della digitalizzazione.

Claudio Tamburrino
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36 Commenti alla Notizia Anche l'Italia adotta le opere orfane
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  • Bella notizia, almeno tante opere non andranno "perse" e verranno messe a conoscenza dei cittadini ecc...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Luco, giudice di linea mancato
    > http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_22/svezia
    sarebbe da andare a guardare nella biblio nazionale di firenze (o roma) che cosa c'e' in meritoSorride "pedo" certo niente... ma del buon vecchio porno anni 70-80 chissa'....
    non+autenticato
  • > >
    > http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_22/svezia
    > sarebbe da andare a guardare nella biblio
    > nazionale di firenze (o roma) che cosa c'e' in
    > meritoSorride "pedo" certo niente... ma del buon
    > vecchio porno anni 70-80
    > chissa'....

    L'articolo di Francesco Tortora è pieno di inesattezze e di attacchi di sapore ideologico: tanto per ricordarne una: non è affatto vero che la pornografia, tutta la pornografia, è stata legalizzata in Svezia nel 1960, ma molto dopo, nel 1971.
    In tutti gli Stati con un sistema archivistico che funziona vanno conservate anche le riviste pornografiche (semplicemente, a differenza che in Svezia, sono conservate in sezioni non accessibili al pubblico). Solo che in Italia non c'è mai stata produzione autoctona, almeno dal lato editoriale (esiste invece un ricco filone di film ambientati in improbabili epoche storiche italiane, o anche nell'attualità): tutte le numerose riviste che affollavano le edicole negli anni Settanta, Ottanta e Novanta (poi è arrivata internet) erano prodotte ritagliando e ricucendo riviste estere. Il diritto d'autore non si applicava alle produzioni che per legge erano vietate (e lo sono tuttora, per dirla tutta).
  • - Scritto da: Leguleio
    > > >
    > >
    > http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_22/svezia
    > > sarebbe da andare a guardare nella biblio
    > > nazionale di firenze (o roma) che cosa c'e'
    > in
    > > meritoSorride "pedo" certo niente... ma del buon
    > > vecchio porno anni 70-80
    > > chissa'....
    >
    > L'articolo di Francesco Tortora è pieno di
    > inesattezze e di attacchi di sapore ideologico:
    > tanto per ricordarne una: non è affatto vero che
    > la pornografia, tutta la pornografia, è stata
    > legalizzata in Svezia nel 1960, ma molto dopo,
    > nel
    > 1971.
    > In tutti gli Stati con un sistema archivistico
    > che funziona vanno conservate anche le riviste
    > pornografiche (semplicemente, a differenza che in
    > Svezia, sono conservate in sezioni non
    > accessibili al pubblico). Solo che in Italia non
    > c'è mai stata produzione autoctona, almeno dal
    > lato editoriale (esiste invece un ricco filone di
    > film ambientati in improbabili epoche storiche
    > italiane, o anche nell'attualità): tutte le
    > numerose riviste che affollavano le edicole negli
    > anni Settanta, Ottanta e Novanta (poi è arrivata
    > internet) erano prodotte ritagliando e ricucendo
    > riviste estere.
    nel campo dei fumetti la produzione autoctona era abbondante...
    curiosa la tua nota sui magazine/periodici inveceSorride sopratutto unito alla frase seguente
    > Il diritto d'autore non si
    > applicava alle produzioni che per legge erano
    > vietate (e lo sono tuttora, per dirla
    > tutta).
    era vietato vendere Le Ore &co? e "l'aut.min. n.xyz" , la casa editrice gli accordi coi distributori alle edicole?
    non+autenticato
  • > Solo che in Italia non
    > > c'è mai stata produzione autoctona, almeno dal
    > > lato editoriale (esiste invece un ricco filone
    > di
    > > film ambientati in improbabili epoche storiche
    > > italiane, o anche nell'attualità): tutte le
    > > numerose riviste che affollavano le edicole
    > negli
    > > anni Settanta, Ottanta e Novanta (poi è arrivata
    > > internet) erano prodotte ritagliando e ricucendo
    > > riviste estere.

    > nel campo dei fumetti la produzione autoctona era
    > abbondante...

    Quella era considerata già allora una forma d'arte, e non era nemmeno una forma vietata di pornografia in generale (poi capitava il retrocopertina di Diabolik e sequestravano tutto; e vabbè, si trattava però di contenuti visibili al pubblico), quindi la riproduzione di materiale estero non autorizzata sarebbe stata perseguita a norma di legge.


    > curiosa la tua nota sui magazine/periodici invece
    >Sorride sopratutto unito alla frase
    > seguente

    > > Il diritto d'autore non si
    > > applicava alle produzioni che per legge erano
    > > vietate (e lo sono tuttora, per dirla
    > > tutta).

    > era vietato vendere Le Ore &co? e "l'aut.min.
    > n.xyz" , la casa editrice gli accordi coi
    > distributori alle
    > edicole?

    Era vietato, e lo è tuttora, ma ampiamente tollerato.
    Le edicole fin dagli anni Settanta godevano di un'esimente pari solo a quella garantita oggi agli ISP (non so ancora per quanto): erano totalmente sollevate da ogni responsabilità per quanto riguarda le riviste esposte; i pretori sequestravano, e sequestravano, e sequestravano ancora, ma non potevano torcere un capello agli edicolanti. E gli edicolanti come unico danno avevano il mancato introito da quelle riviste in particolare... ma in genere si rifacevano il mese dopo, quando venivano dissequestrate.Sorride
    Potere del sindacato degli edicolanti.Deluso

    All'epoca avevo parlato con il proprietario di sex shop che trovava discriminante questa situazione, e non senza ragione: a lui venivano a sequestrare le videocassette un mese sì e uno no, e ovviamente ci rimetteva in prima persona, e doveva andare a difendersi in tribunale, per lui non c'era "il distributore".

    Per una voce chiarificatrice leggi qui:

    http://www.leonardomonaco.it/2013/12/no-porno-tax-...
  • Tolti questi enti pubblici, quando un'opera orfana entra nel Pubblico Dominio?

    Detta così non mi sembra che il "Problema" sia stato risolto: se il Guglielmo Tell non fosse chiaramente riconducibile a Gioacchino Rossini e fosse invece un'opera orfana*, potrei oggi suonare l'Ouverture ed includerla in un DVD sulla Storia dell'Opera da vendere su Internet?
    Perché il "Guillaume Tell" è stato rappresentato per la prima volta il 3 agosto 1829, e considerando che:

    - Wolfgang Amadeus Mozart compose le sue prime opere a cinque anni;
    - Jeanne Calment è morta all'età di 122 anni e 164 giorni;
    - Un'opera in EU entra nel Pubblico Dominio al 31 Dicembre del 70esimo anno dopo la morte dell'Autore;

    non si può neanche ragionevolmente escludere che non vi siano eredi dell'ignoto autore di una simile opera orfana che potrebbero vantare tutti i diritti riservati.

    Fortunatamente sappiamo che Rossini è morto nel 1868, Étienne de Jouy nel 1846, Hippolyte Bis nel 1855, Calisto Bassi nel 1861, Luigi Balocchi nel 1832. Ed il Guglielmo Tell è nel Pubblico Dominio da più di 90 anni.

    ___
    * Ipotetico autore nato il 21/07/1921 e morto il 1 gennaio 1944 (sperando non sia "Morto per la patria" in Francia...), che ha composto l'opera a 8 anni ed è stata pubblicata il 3 agosto 1829.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Skywalker
    > Tolti questi enti pubblici, quando un'opera
    > orfana entra nel Pubblico Dominio?

    Due settimane dopo la fine del mondo, secondo la normativa attuale.
    Ma a certi grassi parassiti pare ancora troppo poco.


    > Detta così non mi sembra che il "Problema" sia
    > stato risolto: se il Guglielmo Tell non fosse
    > chiaramente riconducibile a Gioacchino Rossini e
    > fosse invece un'opera orfana*, potrei oggi
    > suonare l'Ouverture ed includerla in un DVD sulla
    > Storia dell'Opera da vendere su
    > Internet?

    E chi te lo comprerebbe?
    Se l'opera e' orfana e' liberamente e gratuitamente scaricabile da ovunque.
  • > E chi te lo comprerebbe?
    > Se l'opera e' orfana e' liberamente e
    > gratuitamente scaricabile da
    > ovunque.

    Sono di pubblico dominio le partiture poi naturalmete posso fare tutte le registrazioni che voglio e renderle di pubblico dominio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Skywalker
    > > Tolti questi enti pubblici, quando un'opera
    > > orfana entra nel Pubblico Dominio?
    >
    > Due settimane dopo la fine del mondo, secondo la
    > normativa
    > attuale.
    > Ma a certi grassi parassiti pare ancora troppo
    > poco.

    "Per sempre meno un giorno" è stato proposto da qualcuno ben interessato, sarebbe ben oltre la fine di questo mondo...
    Funz
    12979
  • > Tolti questi enti pubblici, quando un'opera
    > orfana entra nel Pubblico Dominio?

    Già, quando?
    Finché l'autore è uno solo è relativamente facile stabilirlo. In tutti gli altri casi...


    > Detta così non mi sembra che il "Problema" sia
    > stato risolto: se il Guglielmo Tell non fosse
    > chiaramente riconducibile a Gioacchino Rossini e
    > fosse invece un'opera orfana*, potrei oggi
    > suonare l'Ouverture ed includerla in un DVD sulla
    > Storia dell'Opera da vendere su
    > Internet?
    > Perché il "Guillaume Tell" è stato rappresentato
    > per la prima volta il 3 agosto 1829, e
    > considerando
    > che:
    >
    > - Wolfgang Amadeus Mozart compose le sue prime
    > opere a cinque
    > anni;
    > - Jeanne Calment è morta all'età di 122 anni e
    > 164
    > giorni;
    > - Un'opera in EU entra nel Pubblico Dominio al 31
    > Dicembre del 70esimo anno dopo la morte
    > dell'Autore;
    >
    > non si può neanche ragionevolmente escludere che
    > non vi siano eredi dell'ignoto autore di una
    > simile opera orfana che potrebbero vantare tutti
    > i diritti
    > riservati.
    >
    > Fortunatamente sappiamo che Rossini è morto nel
    > 1868, Étienne de Jouy nel 1846, Hippolyte Bis nel
    > 1855, Calisto Bassi nel 1861, Luigi Balocchi nel
    > 1832. Ed il Guglielmo Tell è nel Pubblico Dominio
    > da più di 90
    > anni.

    Ho fatto giusto pochi giorni fa l'esempio della canzone napoletana 'O Sole mio , composta nel 1898. Poiché è saltato fuori un terzo autore, oltre ai due universalmente riconosciuti, Di Capua e Capurro, e poiché questo signore (tal Alfredo Mazzucchi morto a 93 anni nel 1972), la canzone sarà in pubblico dominio solo nel 2042.
  • - Scritto da: Skywalker
    > Tolti questi enti pubblici, quando un'opera
    > orfana entra nel Pubblico Dominio?
    >
    e' una gran bella domanda... ma del resto "a nessuno" interessa avere opere orfane o roba p.d.... (inoltre presto o tardi saranno tutte a noleggio e non si vendera' piu' nienteCon la lingua fuori ).
    Se interessasse un minimo, una volta applicata la due diligence per la valutazione, l'orfana diverebbe automaticamente anche p.d. (status che non puo' essere retroattivamente eliminato, chiaramente)
    non+autenticato
  • Ma se uno dei creatori dell'opera poi si fa vivo, e con questo mostra che l'opera non può essere in pubblico dominio, che si fa? Si sanzionano coloro che hanno svolto il lavoro di ricerca di individuazione diligente? Si pagano i proventi già incassati dall'ente?
    Un bel pasticcio.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Ma se uno dei creatori dell'opera poi si fa vivo

    Basta guardare cosa succede altrove:
    per i beni mobili acquistati senza titolo idoneo e posseduti in buona fede, dopo 10 anni si ha la prescrizione acquisitiva, volgarmente nota come usucapione.

    Il proprietario quindi perde la proprietà. Fine. Ciao ciao, bye, sayonara, adios.
  • > > Ma se uno dei creatori dell'opera poi si fa
    > vivo
    >
    > Basta guardare cosa succede altrove:
    > per i beni mobili acquistati senza titolo idoneo
    > e posseduti in buona fede, dopo 10 anni si ha la
    > prescrizione acquisitiva, volgarmente nota come
    > usucapione.

    L'usucapione è immediata in questo caso.
    Ma non so se si applicherà anche al diritto d'autore.
  • - Scritto da: Leguleio
    > > > Ma se uno dei creatori dell'opera poi
    > si
    > fa
    > > vivo
    > >
    > > Basta guardare cosa succede altrove:
    > > per i beni mobili acquistati senza titolo
    > idoneo
    > > e posseduti in buona fede, dopo 10 anni si
    > ha
    > la
    > > prescrizione acquisitiva, volgarmente nota
    > come
    > > usucapione.
    >
    > L'usucapione è immediata in questo caso.
    > Ma non so se si applicherà anche al diritto
    > d'autore.

    Ti poni questioni che non esistono.

    Un'opera che non riporta in maniera chiara il nome del detentore e la data di scadenza dei diritti, si considera "orfana" tout court.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Un'opera che non riporta in maniera chiara il
    > nome del detentore e la data di scadenza dei
    > diritti, si considera "orfana" tout court.

    Io estenderei questo concetto alla disponibilità dell'opera.

    Cioè: se il detentore dei diritti non vuole o non riesce a mantenere disponibile un'opera (in cataloghi, repository, altro), l'opera stessa diventa permanentemente di pubblico dominio per il bene pubblico (accesso e mantenimento di un bene culturale).

    Esempio pratico: se un editore non mantiene più un libro a catalogo, il libro diventa automaticamente di pubblico dominio, perchè il genere umano non perda l'opera e vi possa accedere. Ed è onere dell'editore provvedere a questo rilascio.
  • > Io estenderei questo concetto alla disponibilità
    > dell'opera.
    >
    > Cioè: se il detentore dei diritti non vuole o non
    > riesce a mantenere disponibile un'opera (in
    > cataloghi, repository, altro), l'opera stessa
    > diventa permanentemente di pubblico dominio per
    > il bene pubblico (accesso e mantenimento di un
    > bene
    > culturale).

    Per i libri, limitatamente alla copia, è già così: mentre se un libro è in catalogo non si può fotocopiare in biblioteca oltre il 15 %; se invece un libro risulta fuori catalogo, cioè l'editore non è più in grado di procurarlo, oppure l'editore non esiste più, è ammessa la fotocopia del testo integrale.
    Però la fotocopia si paga alla biblioteca, raramente è ammesso il prestito a casa di libri fuori catalogo (e a casa propria i libri si scannerizzano, zero spese in carta).



    > Esempio pratico: se un editore non mantiene più
    > un libro a catalogo, il libro diventa
    > automaticamente di pubblico dominio, perchè il
    > genere umano non perda l'opera e vi possa
    > accedere. Ed è onere dell'editore provvedere a
    > questo
    > rilascio.

    L'editore magari è sparito, capita spesso...

    http://archiviostorico.corriere.it/2014/giugno/04/...

    Il 50 % +1 della popolazione non appoggia questa proposta.
    E gli editori e gli autori figuriamoci.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Per i libri, limitatamente alla copia, è già
    > così: mentre se un libro è in catalogo non si può
    > fotocopiare in biblioteca oltre il 15 %; se
    > invece un libro risulta fuori catalogo, cioè
    > l'editore non è più in grado di procurarlo,
    > oppure l'editore non esiste più, è ammessa la
    > fotocopia del testo integrale.

    Questa non la sapevo. Riferimenti legislativi ?
  • > > Per i libri, limitatamente alla copia, è già
    > > così: mentre se un libro è in catalogo non si
    > può
    > > fotocopiare in biblioteca oltre il 15 %; se
    > > invece un libro risulta fuori catalogo, cioè
    > > l'editore non è più in grado di procurarlo,
    > > oppure l'editore non esiste più, è ammessa la
    > > fotocopia del testo integrale.
    >
    > Questa non la sapevo. Riferimenti legislativi ?

    Sono su questo articolo,

    http://www.bibliotecacndcec.it/index.php?it/116/li...

    che specifica bene:

    " In base alle disposizioni legislative vigenti, di tutte le opere fuori commercio, per le quali non sia in corso ristampa editoriale, è possibile ottenere fotocopia integrale ".

    Non ho tempo di trovare il comma specifico, spulcia tu le due leggi indicate.
  • - Scritto da: Leguleio

    > Però la fotocopia si paga alla biblioteca,
    > raramente è ammesso il prestito a casa di libri
    > fuori catalogo (e a casa propria i libri si
    > scannerizzano, zero spese in
    > carta).

    Pago la fotocopia.
    Poi la fotocopia e' mia, la porto a casa, la passo a ocr, e distribuisco all'umanita' presente e futura.

    Non e' un problema.

    > > Esempio pratico: se un editore non mantiene
    > più
    > > un libro a catalogo, il libro diventa
    > > automaticamente di pubblico dominio, perchè
    > il
    > > genere umano non perda l'opera e vi possa
    > > accedere. Ed è onere dell'editore provvedere
    > a
    > > questo
    > > rilascio.
    >
    > L'editore magari è sparito, capita spesso...
    >
    > http://archiviostorico.corriere.it/2014/giugno/04/
    >
    > Il 50 % +1 della popolazione non appoggia questa
    > proposta.
    > E gli editori e gli autori figuriamoci.

    Faremo a meno del loro appoggio.
    Tanto se l'editore e' sparito, nessuno reclama se l'opera circola.
  • > > Però la fotocopia si paga alla biblioteca,
    > > raramente è ammesso il prestito a casa di
    > libri
    > > fuori catalogo (e a casa propria i libri si
    > > scannerizzano, zero spese in
    > > carta).
    >
    > Pago la fotocopia.
    > Poi la fotocopia e' mia, la porto a casa, la
    > passo a ocr, e distribuisco all'umanita' presente
    > e
    > futura.
    >
    > Non e' un problema.

    Non si può, la legge sul diritto d'autore non è così generosa.


    > > L'editore magari è sparito, capita spesso...
    > >
    > >
    > http://archiviostorico.corriere.it/2014/giugno/04/
    > >
    > > Il 50 % +1 della popolazione non appoggia
    > questa
    > > proposta.
    > > E gli editori e gli autori figuriamoci.
    >
    > Faremo a meno del loro appoggio.

    Le leggi non si possono approvare senza consultare i gruppi di interesse.
    E bradipao parlava proprio di una futuribile legge.


    > Tanto se l'editore e' sparito, nessuno reclama se
    > l'opera
    > circola.

    Gli autori, oppure i loro eredi.
  • > Ti poni questioni che non esistono.
    >
    > Un'opera che non riporta in maniera chiara il
    > nome del detentore e la data di scadenza dei
    > diritti, si considera "orfana" tout
    > court.

    Il diritto d'autore italiano non prevede una data di scadenza per le opere, tranne in alcuni casi. Il punto di partenza è l'anno di morte dell'autore, o dell'ultimo degli aventi diritto (che in caso di film possono essere diverse decine di persone), a cui si aggiungono 70 anni. E questo periodo può essere accorciato in base alla direttiva UE solo nel caso gli aventi diritti non siano in alcun modo reperibili.

    È per questo che dal punto di vista pratico la legge Usa è molto più razionale, e stabilisce 95 anni dalla composizione; ma siccome è un'iniziativa di Sonny Bono, e siccome il periodo è stato prolungato nel 1998, con i rivoluzionari da tastiera in gran spolvero, quella legge non va bene, è meglio quella italiana. Come no.