Alfonso Maruccia

Il prossimo obiettivo di Qualcomm sono i datacenter

I chip ARM dell'azienda USA proveranno a farsi strada anche tra i server fin qui dominati dai processori x86. La chiave del successo, secondo il CEO, passa attraverso la personalizzazione del prodotto sulle esigenze del cliente

Roma - Qualcomm è un'azienda sin qui nota soprattutto per la realizzazione di chip, SoC (System-on-a-Chip) e CPU per gadget e dispositivi mobile: ma il CEO Steve Mollenkopf ha recentemente svelato l'intenzione della corporation di espandere i propri orizzonti oltre il mobile fino ai server e alle infrastrutture di CED e data center.

Mollenkopf ha discusso la questione durante l'incontro annuale con gli analisti a New York, evidenziando l'attrattiva del mercato dei sistemi per data center (un valore stimato in 15 miliardi di dollari entro il 2020) oltre a quello dei gadget e sensori interconnessi della Internet delle Cose (IoT).

Qualcomm vuole portare i propri chip basati su architettura ARM su server, micro-server, nei CED e nella IoT, prospettando la possibilità di personalizzare i singoli prodotti a seconda delle esigenze dei maggiori player di settore, disposti evidentemente a pagare per il privilegio di farsi fare i chip su misura. Questo non significa comunque trascurare il mobile: in questo senso anzi l'azienda ha grandi ambizioni, con molto lavoro da fare in prospettiva 5G e con innovazioni che sarà possibile apportare a una tecnologia consolidata ma ancora in evoluzione come il WiFi.
Dopotutto questo è un periodo proficuo, suggerisce Qualcomm, con colossi come Google e Facebook impegnati a realizzare design di data center - o unità di calcolo da impiegare nei CED - costruiti su misura per le rispettive necessità operative, e dove persino il maggior produttore di CPU al mondo (Intel) si è "abbassato" a cucinare sapori diversi delle proprie CPU x86 per clienti del calibro di Amazon e Oracle. Decisiva, comunque, sarà la risoluzione delle vertenze che Qualcomm sta affrontando in giro per il mondo, in particolare quella cinese.

Alfonso Maruccia
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