Alfonso Maruccia

Lo smartwatch di carta di Sony

L'azienda sperimenta con nuovi materiali per sviluppare un gadget capace di attirare l' interesse dei clienti. L'importante č che non assomigli troppo a un vecchio cronografo, o i grandi marchi dell'orologeria potrebbero aver qualcosa da dire

Roma - Nel futuro di Sony potrebbe esserci uno smartwatch (o magari un intero brand di gadget indossabili) fatto di e-paper, almeno stando alle fonti anonime citate da Bloomberg, e il nuovo prodotto dovrebbe rappresentare il primo risultato della nuova strategia intrapresa dalla corporation nel tentativo di rimettere in sesto i conti societari.

Lo smartwatch di e-paper sarebbe nato dalla nuova divisione interna di Sony capitanata dal CEO Kaz Hirai, un reparto focalizzato esclusivamente sulla realizzazione di prodotti innovativi da parte di un'azienda che ha molto frequentato l'innovazione in passato (Walkman, PlayStation) e pochissimo ha fatto in tal senso negli ultimi anni.

Il colosso nipponico invoglia i suoi dipendenti a presentare idee potenzialmente interessanti allo scopo di assicurarsi i fondi necessari alla loro concretizzazione, e uno smartwatch fatto tutto di e-paper (cinturino e display principale) sarebbe appunto uno dei progetti finanziati con questo metodo, ormai sulla via del debutto commerciale in un futuro non molto lontano.
Il wearable computing vive di innovazione così come gli altri settori dell'hi-tech e dell'elettronica di consumo, e come in questi due casi anche con i gadget indossabili esiste il problema della pirateria e della violazione dei marchi registrati. Per quanto riguarda gli smartwatch, in particolare, nomi di primaria importanza specializzati in orologi di lusso (Panerai, Omega, Fossil, Armani, Tissot, Swatch, Mondaine e molti altri) hanno cominciato a distribuire lettere di minaccia ai siti distributori di "skin" per Android Wear modellate sul design degli originali orologi tra i più apprezzati e desiderati dagli appassionati. Le richieste di rimozione vengono in genere accolte, anche se le skin continuano a essere accessibili - così come tutti gli altri contenuti digitali - tramite file sharing.

Alfonso Maruccia
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