Claudio Tamburrino

Italia, Agcm contro la contraffazione online

L'antitrust invoca strumenti ad hoc per combattere il traffico di merci contraffatte mediato dalla Rete: si sanziona, si dispone l'oscuramento dei siti, ma in ogni caso i consumatori scelgono spesso l'imitazione

Roma - Occorrono nuovi strumenti per rafforzare la possibilità di un intervento tempestivo contro contraffazioni e frodi commesse online: un fenomeno in crescita, spiega l'Autorità garante della concorrenza e del Mercato, nonostante la diminuzione della propensione alla spesa conseguente alla crisi e che in realtà vede i consumatori sempre più consapevoli nello scegliere prodotti contraffatti.

A dirlo è il Presidente di AGCM Giovanni Pitruzzella che, chiamato ad intervenire dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, ha fatto un excursus sull'esperienza dell'Authority nel campo e messo in luce i problemi che persistono.

Secondo il Rapporto 2014 del Censis sulla contraffazione, svolto per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, nel 2012 i prodotti contraffatti in Italia - pur in calo a causa della diminuzione del potere di acquisto subito dalle famiglie - hanno fatto incassare circa 6,5 miliardi di euro. Si stima che la contraffazione abbia determinato una diminuzione dei posti di lavoro che si attesta intorno alle 100mila unità e che il gettito fiscale in meno sia stato di circa 1,6 miliardi di euro per le imposte dirette e a 3,6 miliardi di euro per quelle indirette.
Agcm, in base alle disposizioni del Codice del Consumo, è competente ad accertare e sanzionare le pratiche commerciali scorrette ed ha anche poteri istruttori "alquanto penetranti" con la possibilità di irrogare sanzioni pecuniarie da 5mila a 5 milioni di euro. I procedimenti si sono conclusi accertando la scorrettezza delle pratiche e elevando sanzioni per un totale di circa 1,1 milioni di euro. Tuttavia la misura più efficace è risultata quella dell'oscuramento del sito di riferimento: complessivamente, grazie anche alla collaborazione della Guardia di Finanza, nel 2013 l'Autorità ha proceduto ad oscurare 165 siti relativi a prodotti di marca contraffatti, siti che erano riconducibili a persone fisiche residenti in Cina o a server situati in Malesia.

Per quanto aggirabile dai contraffattori, che possono appoggiarsi ad un diverso nome a dominio, questa misura permette all'Autorità di mettere in allerta i consumatori, che si ritrovano su pagine web non funzionanti. Pitruzzella spiega inoltre che le decisioni di oscurare i siti sono state spesso accompagnate da comunicati stampa, poi ripresi dai più importanti mezzi di comunicazione: questa modalità di pubblicità delle proprie decisioni ha consentito all'Autorità di "allertare" i consumatori, nel tentativo di responsabilizzarli.

Nonostante questo, afferma Pitruzzella, il fenomeno è tale da invocare nuovi strumenti "per rafforzare la possibilità di un intervento tempestivo contro le violazioni commesse a danno dei consumatori attraverso l'uso di Internet", soprattutto per cercare di fermare un trend che sta spingendo gli utenti ad abituarsi a questo tipo di mercato. "In base al Rapporto Censis 2014 su questa materia, il 75 per cento dei soggetti giovani intervistati nell'indagine - ha sottolineato Pitruzzella - acquista consapevolmente prodotti contraffatti, per una scelta intenzionale e ripetuta".

Claudio Tamburrino
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10 Commenti alla Notizia Italia, Agcm contro la contraffazione online
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  • le violazioni commesse a danno dei consumatori attraverso l'uso di Internet

    Saranno anche violazioni di leggi (di comodo) più o meno protezionistiche, ma che queste violazioni siano a danno dei consumatori è una panzana colossale.

    Gli intevistati si rivelano ben consapevoli degli acquisti di merce non originale con caratteristiche analoghe ma a costo decisamente inferiore, e mi pare un sacrosanto diritto di tutti poter decidere liberamente per questo tipo di acquisti. O no?

    Sopratutto se il venditore non nasconde l'origine del prodotto, non ci vedo alcuna pratica commerciale scorretta, anzi ben venga chi mi vende un oggetto equivalente a prezzo più onesto!

    Quando poi le imitazioni sono identiche all'originale al massimo potrà esserci il pagamento di qualche brevetto da rispettare (per assurdi una volta di più che possano essere i brevetti ... dell'acqua calda o del rettangolo smussato), ma il produttore che può permettersi di fornire a prezzo inferiore lo stesso tipo di prodotto che altri fanno strapagare, non riesco a capire in base a quale ragione non di comodo possa essere bandito da leggi/fuffa protezionistiche a difesa del proprio orticello.

    Come si può pretendere di imporre e difendere a denti stretti un qualcosa che ha un rapporto qualità/prezzo peggiore della concorrenza?

    Mi direte: ma la merce contraffatta (termine improprio, io la definirei di diversa provenienza) costa meno perchè prodotta con materiali meno pregiati, sfruttando mano d'opera a basso costo, in nero o infantile, eludendo le tasse e le dogane (altra stortura assoluta)... Bah, sarà anche così, ma la cosa riguarda il produttore, la sua morale ed i suoi rapporti col fisco e con la legge; a me consumatore non riguarda, io giudico l'oggetto ed il prezzo per averlo, tenendo ovviamente conto della qualità, non necessariamente inferiore. Dico bene?

    Se io prendo come riferimento un qualche dispositivo Apple sovraprezzato, ne faccio uno esteticamente identico (eventualmente pagando il brevetto del rettangolo smussato, a meno di non diversificare con raggio di raccordo leggermente diverso), e dentro ci metto elettronica e funzioni HW/SW comunque superiori, e lo vendo a metà del prezzo Apple, cosa possibilissima guadagnandoci ancora non poco, mi chiedo dove sta l'illecito. Forse diventa illecito se appongo il marchio (altra mostruosità il marchio depositato) della divina mela morsicata?; nessun problema, la morsicatura la metto a destra anzichè sinistra, dov'è il problema?
    Però se con qualche legge ad hoc o decisione di tribunale di parte non me lo fanno vendere per proteggere il marchio nativo, mi inc...a...zzo davvero! o no?
  • - Scritto da: rockroll
    > Mi direte: ma la merce contraffatta
    > [...] costa meno perchè prodotta [...] sfruttando mano d'opera
    > a basso costo, in nero o infantile, [...]...
    > Bah, sarà anche così, ma la cosa riguarda il
    > produttore, la sua morale ed i suoi rapporti col
    > fisco e con la legge; a me consumatore non
    > riguarda,
    Abbiamo morali differenti: secondo la mia se compri scientemente beni prodotti usando scientemente manodopera infantile in nero stai scientemente sostenendo economicamente quella pratica.

    Il voto che si da con il carrello è persino superiore a quello che si da nell'urna. Voto che, da democratico, se sono in minoranza rispetto anche quando è opposto al mio.

    Per lo stesso motivo concordo con te che NON sono "violazioni commesse a danno dei consumatori attraverso l'uso di Internet": quel 75% che scientemente decide di acquisare un bene "contraffatto" sapendo cosa
    sta comprando sta votando qualcosa che i trattati internazionali blindati gli impediscono di votare in un normale referendum stile Svizzera. Ed un voto al 75% è da modifica Costituzionale.
    non+autenticato
  • > > Mi direte: ma la merce contraffatta
    > > [...] costa meno perchè prodotta [...]
    > sfruttando mano
    > d'opera
    > > a basso costo, in nero o infantile, [...]...
    > > Bah, sarà anche così, ma la cosa riguarda il
    > > produttore, la sua morale ed i suoi rapporti col
    > > fisco e con la legge; a me consumatore non
    > > riguarda,

    > Abbiamo morali differenti: secondo la mia se
    > compri scientemente beni prodotti usando
    > scientemente manodopera infantile in nero stai
    > scientemente sostenendo economicamente quella
    > pratica.

    Qui apro una parentesi: l'argomentazione della manodopera infantile e delle tasse non pagate è puramente strumentale , agitata ad arte a fini protezionistici, e di gran moda da alcuni anni a questa parte.

    I produttori europei e nordamericani, non potendo nemmeno immaginare di competere con quelli del sud-est asiatico e della Cina, hanno sponsorizzato le campagne di ingenue organizzazioni in difesa dell'infanzia, che fin lì erano inascoltate, e hanno posto il consumatore di fronte al ricatto morale: "Se non paghi il prezzo pieno dei prodotti nostrani provochi sofferenze ai bambini dei Paesi in via di sviluppo".

    La manodopera giovanile esiste, inutile nascondersi dietro un dito, come esisteva in Italia ancora fino agli anni Sessanta (in certe zone arretrate, limitatamente ad alcuni ambiti, ancora oggi) ed era ampiamente tollerata. Solo che i vari casi Foxconn e assimilate, ditte che lavorano con colossi del calibro di Apple, mostrano che la impiegano pure loro, tale e quale. La differenza fra una ditta occidentale con outsourcing all'estero e una ditta solo estera è che la prima fa le pentole e i coperchi, mentre la seconda no. Ma ogni tanto scoperchiano il marcio anche della prima.

    Sulla produzione in nero nemmeno commento, in Italia non costituisce nemmeno un'argomentazione: è una barzelletta.A bocca aperta

    E infine esiste un'altra argomentazione strumentale, che rockroll non ha affrontato ma che viene tirata fuori molto spesso: i danni per la salute. Ecco un esempio di articolo improntato a questa nobile causa:

    Sequestrate 60 tonnellate
    di finte "bionde" cinesi

    La confezione avveniva con tabacco di scarto
    che potrebbe essere nocivo per i fumatori


    http://www.repubblica.it/online/cronaca/contracina...

    Non bastasse titolo e occhiello, l'articolo ribadisce: "[...]la quantità di nicotina presente, che se troppo elevata potrebbe avere notevoli effetti nocivi sull'organismo umano".
    Questo è l'umorismo migliore, perché involontario: la nicotina delle sigarette cinesi fa male, quella italiana è un toccasana per i polmoni! Rotola dal ridere
    Inutile aggiungere che affermazioni pressoché identiche vengono ripetute ad ogni sequestro, o ad ogni scandalo legato ai prodotti di importazione cinese, ancor prima che un laboratorio abbia analizzato e dato un parere: mica hanno a cuore la salute degli italiani, hanno a cuore il proprio portafogli.

    Concludo: anche le più nobili cause possono essere strumentalizzate, cioè usate come grimaldello per forzare cause estranee ad esse. E il destino delle associazioni che in buona fede (non sempre) le sostengono e combattono per modificare lo stato delle cose è di finire in discarica una volta che le scopo è raggiunto, esattamente come un cavaturaccioli o un accendino che non servono più.
  • - Scritto da: Skywalker

    > Abbiamo morali differenti: secondo la mia se
    > compri scientemente beni prodotti usando
    > scientemente manodopera infantile in nero stai
    > scientemente sostenendo economicamente quella
    > pratica.

    Ma anche no. Non è compito dell'acquirente occuparsi della risoluzione del problema della manodopera infantile. A quello ci dovrebbero pensare le associazioni o le instituzioni preposte.
    L'unico fattore di cui deve tenere conto il consumatore finale è la sua soddisfazione personale, determinata a sua volta dal rapporto qualità/prezzo/utilità del prodotto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...
    > - Scritto da: Skywalker
    >
    > > Abbiamo morali differenti: secondo la mia se
    > > compri scientemente beni prodotti usando
    > > scientemente manodopera infantile in nero stai
    > > scientemente sostenendo economicamente quella
    > > pratica.
    >
    > Ma anche no. Non è compito dell'acquirente
    > occuparsi della risoluzione del problema della
    > manodopera infantile. A quello ci dovrebbero
    > pensare le associazioni o le instituzioni
    > preposte.
    > L'unico fattore di cui deve tenere conto il
    > consumatore finale è la sua soddisfazione
    > personale, determinata a sua volta dal rapporto
    > qualità/prezzo/utilità del prodotto.

    Quindi possiamo anche tornare allo schiavismo per quanto riguarda me ed il mio cellulare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Divertente

    > Quindi possiamo anche tornare allo schiavismo per
    > quanto riguarda me ed il mio cellulare.

    Purché lo schiavo non sia tu!

    Ma visto che nessuno vuole essere schiavo, e che tutti vogliono un cellulare... ecco che si produrranno cellulari senza schiavitù.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...
    > - Scritto da: Divertente
    >
    > > Quindi possiamo anche tornare allo schiavismo
    > per
    > > quanto riguarda me ed il mio cellulare.
    >
    > Purché lo schiavo non sia tu!
    >
    > Ma visto che nessuno vuole essere schiavo, e che
    > tutti vogliono un cellulare... ecco che si
    > produrranno cellulari senza schiavitù.

    Quando succederà le IA prenderanno il nostro posto...
    non+autenticato
  • Evidentemente ti sfugge il significato del termine "schiavitù", visto che sta succedendo già adesso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...
    > Evidentemente ti sfugge il significato del
    > termine "schiavitù", visto che sta succedendo
    > già adesso.

    Forse non hai capito la risposta visto quello che dici ?
    non+autenticato
  • > le violazioni commesse a danno dei consumatori
    > attraverso l'uso di
    > Internet

    >
    > Saranno anche violazioni di leggi (di comodo) più
    > o meno protezionistiche, ma che queste violazioni
    > siano a danno dei consumatori è una panzana
    > colossale.
    >
    > Gli intevistati si rivelano ben consapevoli degli
    > acquisti di merce non originale con
    > caratteristiche analoghe ma a costo decisamente
    > inferiore, e mi pare un sacrosanto diritto di
    > tutti poter decidere liberamente per questo tipo
    > di acquisti. O
    > no?

    Ho criticato più volte i commentatori che giudicano una legge ingiusta in base al proprio tornaconto e in base a ideologie che pensano siano diffuse capillarmente, mentre riguardano solo loro e la ristretta cerchia di amici. E però qui sono costretto a darti ragione: la ratio della norma, in questo caso, non c'è proprio, se non la pura invidia del produttore.


    > Sopratutto se il venditore non nasconde l'origine
    > del prodotto, non ci vedo alcuna pratica
    > commerciale scorretta, anzi ben venga chi mi
    > vende un oggetto equivalente a prezzo più
    > onesto!

    Sì, qui va detto per completezza che non di rado ci si trova nella "zona grigia": non essendo prodotti in vendita in negozi specializzati, e nemmeno nei supermercati, dove ci sono responsabili a cui chiedere informazioni, tutta l'informazione che si riceve proviene dal sito stesso, o dal venditore ambulante sulle spiagge che non spiccica una parola di italiano.
    Giusto ribadire che la vendita di una merce al posto di un'altra merce più costosa è reato, si chiama frode nell'esercizio del commercio, e se proprio la si ritiene un'aggravante nel caso di marchi, si preveda questa aggravante.
    Nei casi in cui un compratore è disposto ad acquistare un prodotto falsificato in cambio di un risparmio non si capisce davvero a che titolo la legge ci metta il naso.


    > Quando poi le imitazioni sono identiche
    > all'originale

    No attenzione: da quello che io leggo le imitazioni di cui parla l'articolo non sono mai identiche. Non lo sono né per quanto riguarda il nome e il marchio, che possono assomigliare ma non coincidere, né per quanto riguarda le prestazioni e i materiali, e quasi sempre nemmeno per l'aspetto esterno.
    Questo, ripeto, a quanto so io: ad un esame nemmeno molto approfondito si vede che sono dei falsi, dei tarocchi direbbero in gergo. Ma all'acquirente va bene così.