Claudio Tamburrino

Microsoft, vizi di privacy e pubblici aiuti

Continua la battaglia di Redmond contro le autorità a stelle strisce per la gestione dei dati dei suoi utenti all'estero: da Apple a EFF, da Amazon a Cisco, i supporter di Microsoft sono numerosi e agguerriti

Roma - La resistenza di Microsoft contro i mandati delle autorità statunitensi che chiedono accesso ai dati sui cittadini conservati su server all'estero ha attirato l'attenzione di attivisti ed osservatori che hanno deciso di intervenire sottoponendo la propria opinione al giudice, a supporto della posizione di Redmond.

Lo scorso agosto Microsoft ha lanciato la sfida alle autorità statunitensi ricorrendo in appello contro una decisione del giudice distrettuale di New York che approvava un mandato di perquisizione per accedere, nel corso di alcune indagini per droga, alle email di un utente conservate in un server a Dublino: fuori dalla sua giurisdizione ma anche dalle tutele costituzionali degli Stati Uniti. Nella sua battaglia, Redmond ha trovato già l'appoggio dell'Irlanda (sede dei server), ha cercato quello di Bruxelles, che avrebbe tutto l'interesse a schierarsi contro le ingerenze dall'estero, e l'ha ottenuto da ultimo anche da osservatori e gruppi di interesse che hanno depositato dieci documenti tra cui spiccano le firme di Amazon, Apple, AT&T, eBay, Cisco, Verizon, diversi rappresentanti dei media, 34 docenti di informatica, ACLU, EFF e il gruppo The Constitution Project.


Nuala O'Connor, presidente e CEO del Center for Democracy and Technology ha per esempio sottolineato che i documenti digitali non sono una mera proprietà, ma stanno diventando sempre più parte di "una personalità digitale" estensione diretta di quella fisica: dovrebbero essere tutelati in quanto tale.
In generale, poi, gli interventi mettono in luce come le autorità statunitensi dovrebbero operare cercando la collaborazione degli enti locali e non ignorando le tutele costituzionali previste.

Come ha sottolineato Brad Smith di Microsoft in un evento sponsorizzato da Redmond a New York chiedendo l'intervento del Congresso di intervenire, per approvare normative a tutela della privacy della corrispondenza conservata su servizi cloud, "Tutti vogliono che i propri diritti siano protetti dalle proprie leggi. Non provate a dire ad un americano che i suoi diritti non saranno più protetti dalla Costituzione degli Stati Uniti ma da una legge irlandese o cinese o brasiliana".

Claudio Tamburrino
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