Claudio Tamburrino

TiSA, i dati che gli USA vorrebbero

Dopo ACTA, Washington sta guidando in gran segreto una riforma del settore dei servizi che a livello globale incorpori il concetto di libera circolazione dei dati gestiti online. Per ottenere più tecnocontrollo e meno conseguenze

Roma - Gli Stati Uniti si trovano al centro di una contrattazione inter-governativa globale finora rimasta segreta, per riformare la normativa legata al settore dei servizi al di fuori dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. E che sembra considerare la possibilità di liberalizzare la circolazione dei dati online.

Dopa l'archiviazione dei contestati incontri per un accordo per la riforma globale della proprietà intellettuale, il segreto e criticato ACTA, gli Stati Uniti si dimostrano ancora interessati a guidare il fronte mondiale per affrontare speditamente ed efficacemente le questioni attinenti la tutela della proprietà intellettuale, la gestione dei dati online ed in generale il commercio internazionale.

Al posto di ACTA, dunque, fervono i negoziati per l'epigono Trans-Pacific Partnership agreement (TPP), per il Trans-Atlantic Free Trade Agreement (TAFTA) e, da ultimo, gli incontri destinati a dare vita al Trade in Services Agreement (TiSA): come avvenuto nel caso di ACTA, e come avviene per altri trattati di questo genere, le negoziazioni sono segrete e in questo caso sembrano essere condotte a livello globale dagli Stati Uniti. E come per ACTA nel corso dei mesi sono iniziate a filtrare indiscrezioni, soffiate e analisi.
TiSA, in particolare, ha ora ottenuto l'interesse (preoccupato) degli osservatori: le trattative sono in corso da almeno un anno ma solo negli ultimi giorni si ha avuto notizia di alcuni dei dettagli della bozza del trattato che affrontano un argomento spinoso soprattutto dopo le rivelazioni dell'ex contractor NSA Edward Snowden, quello della gestione dei dati online, per cui alcune delle aziende tecnologiche, Microsoft in testa, si sono già schierate in altre sedi e contesti.

TiSA riguarda in generale il mercato dei servizi: da quelli ICT a quelli finanziari, passando per il trasporto aereo e quello marittimo, le forniture di energia. L'impostazione generale sembra quella di liberalizzare tali fronti per favorire l'ampliamento dei mercati.

In seguito alle indiscrezioni - pubblicate da Associated WhistleBlowing Press - a preoccupare è il fatto che questa logica porta, nell'ambito dei servizi online, ad approvare in gran segreto delle regole che governino la Rete, osserva EFF, a dare vita ad un sistema in cui i dati debbano circolare liberamente, mentre potrebbero invece passare sotto silenzio (e per il giudizio clemente degli States) le brecce aperte da cybercriminali o le fughe di dati degli utenti dei servizi.

Il trattato consentirebbe un più libero accesso ai dati da parte dei governi, indipendentemente dalla localizzazione fisica dei server, e la possibilità da parte delle aziende di trattare i dati degli utenti in territori dove non vi sono normative rigide a tutela dei dati stessi, a differenza del quadro europeo, che proibisce l'invio di informazioni sensibili sugli utenti fuori dai confini del Vecchio Continente e ne limita il tempo di conservazione ed i possibili utilizzi.

Per quanto la Commissione europea abbia per il momento riferito che TISA non minerà tali disposizioni, la preoccupazione e l'attenzione - come nel caso di ACTA - restano alte: le prime manifestazioni hanno già inondato le strade di Bruxelles. L'ex commissario europeo all'Agenda digitale Viviane Reding ha già affermato che la tutela della privacy dei dati è un diritto fondamentale e non certo una barriera al commercio ed ha di conseguenza tacciato TiSA di essere un mezzo attraverso cui gli Stati Uniti vorrebbero sbrogliare dall'interno la normativa europea.

Claudio Tamburrino
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