Gaia Bottà

Mosley e Google, quale privacy?

Mountain View chiede che la giustizia britannica archivi il contenzioso, senza imporre le rimozioni di massa delle immagini scandalose a cui ambisce l'ex-boss della Formula Uno

Roma - Le immagini che lo vedono coinvolto in atti sessuali in un contesto ludico, circolate a partire dal 2008 dopo la pubblicazione sul tabloid britannico News of the World, sono state viste da almeno 435mila persone e il video da cui sono tratte è stato visualizzato un milione e mezzo di volte: l'ex boss della Formula Uno Max Mosley non desiste però dal combattere la propria battaglia contro Google, che vorrebbe costringere a estirpare dalla Rete i contenuti che ritiene lesivi della propria privacy.

Mosley si era prima scagliato contro il News Of The World: pur disponendo un risarcimento da parte del tabloid, la High Court britannica, molto pragmaticamente, non aveva ritenuto opportuno imporre la rimozione in blocco delle immagini presenti in Rete, in quanto il diritto alla privacy di Mosley era ormai stato triturato dalla miriade di siti che avevano rilanciato lo scoop. Ma l'ex presidente della Federazione Automobilistica Internazionale non si era rassegnato: Google, in quanto popolarissimo intermediario del gossip, avrebbe dovuto contribuire alla sua causa rendendo irraggiungibili le immagini dello scandalo. La Grande G, anche prima della controversa decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sul diritto all'oblio, ha sempre provveduto a deindicizzare solo a seguito di segnalazioni circostanziate: Mosley, che evidentemente si ritiene un'eccezione, avrebbe voluto obbligare il motore di ricerca a provvedere autonomamente a rendere inaccessibili i fotogrammi, anche per le nuove pubblicazioni. Se la prospettiva era riuscita a solleticare la politica britannica, l'opposizione di Google è sempre stata ferrea, piegata solo dalle decisioni dei tribunali: la Francia e la Germania hanno imposto a Mountain View di rendere inaccessibili attraverso il proprio motore di ricerca le immagini contestate e hanno stabilito che Google vigili anche sulle successive pubblicazioni.

Mosley resta dunque in attesa della decisione della giustizia britannica riguardo al caso avviato contro Google: il dibattimento in aula si è svolto, e in queste ore Mountain View ha chiesto alla High Court che il contenzioso venga archiviato.
Mentre gli avvocati di Mosley la ritengono un editore in senso lato, in quanto sceglie deliberatamente di permettere la circolazione delle immagini, la Grande G ha cercato di smarcarsi ricordando di operare sulla base di imparziali algoritmi. Si è dunque discusso di soluzioni tecniche, di fingerprinting per catalogare e identificare le immagini segnalate da Mosley, un accorgimento che Mountain View potrebbe impiegare per epurare il proprio index.

Per l'occasione Google, che non ha mai inteso prestarsi alla censura ad personam, ha rispolverato le argomentazioni a supporto del caso contro il News Of The World: Mosley non si dovrebbe aspettare il ricoscimento di un diritto alla privacy ormai impossibile da ristabilire dopo la circolazione di immagini che tutti, ad eccezione del tabloid, hanno ripubblicato fino a renderle di fatto di pubblico dominio.

Il giudice incaricato di dirimere il caso ha promesso di riesaminare con attenzione la questione per scegliere se propendere per l'archiviazione o acconsentire che Mosley continui a ricordare al mondo di voler essere dimenticato.

Gaia Bottà
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