Claudio Tamburrino

Uber, proposta di pace europea

Il 2015 per l'app del car sharing si apre all'insegna della diplomazia. Per convincere le autoritÓ del fatto che il servizio possa giovare molto all'economia dei paesi che, sulle auto private, lasciano correre

Roma - Con il nuovo anno Uber, l'azienda a stelle e strisce che ha chiuso il 2014 con davanti a sé diversi ostacoli e numerosi fronti di opposizione rispetto alla legittimità del suo servizio, vuole cercare di intrattenere con le diverse autorità locali rapporti diplomatici basati sul reciproco interesse.

Il servizio di car sharing ha infatti riferito che si "impegnerà per stabilire nuove partnership nelle città europee, per assicurare l'innovazione e promuovere le funzionalità basilari per un centro cittadino" e ha promesso che supporterà la proliferazione di servizi in grado di pagare nuove tasse per rimpolpare le casse dei centri urbani e degli Stati interessati e creare nuovi di posti di lavoro: parla addirittura di poter arrivare solo in Europa a 50mila nuovi posti di lavoro.

Ad entrare nel merito dei numeri e della nuova strategia è stato il CEO Travis Kalanick nel corso della conferenza DLD15 di Monaco. E per guardare al nuovo corso parte da quello che finora non ha funzionato: il rapporto con i governi.
Così Uber, nell'anno appena iniziato, si mostra intenzionata a collaborare con le autorità per assicurare la sicurezza pubblica, la libertà di scelta degli utenti e la competizione nel settore.
Il principale ostacolo per lo sviluppo dell'app a stelle e strisce sono state, d'altra parte, le proteste dei concorrenti diretti, i tassisti, che l'accusano di giocare nel loro stesso settore con regole diverse. Le autorità statali e cittadine che hanno poi puntato il dito contro la mancanza delle necessarie licenze, la non corretta tassazione dei servizi, la sicurezza dei passeggeri e la gestione dei dati personali (comprensivi dei loro tragitti e spostamenti quotidiani) raccolti. Questo ha portato ad accese contestazioni di piazza e diverse nuove normative per regolamentare il settore del car sharing (22 emesse solo da parte di giurisdizioni degli Stati Uniti).

Così, Uber vorrebbe ora ripartire dal dialogo: senza nuove norme, d'altronde, il suo servizio rimarrà sempre nella zona grigia della legalità, così come gli introiti generati dai lavoratori che metteranno a disposizione del servizio le loro automobili e le loro ore al volante.

Claudio Tamburrino
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