Alfonso Maruccia

HP e Autonomy, niente denuncia britannica

Le autorità del Regno Unito chiudono la partita legale sulla presunta truffa di Autonomy ai danni di HP: non ci sono prove sufficienti per reggere l'accusa in tribunale. Il contenzioso continua negli USA

Roma - Hewlett-Packard deve ancora smaltire del tutto gli effetti disastrosi dell'acquisizione dell'azienda di software Autonomy, e almeno per quel che riguarda le autorità legali del Regno Unito, la prospettiva di una causa in tribunale è definitivamente sfumata.

Il Serious Fraud Office (SFO), il dipartimento governativo che si occupa dei casi di frode e corruzione più gravi e complessi alle dipendenze generali dell'avvocatura di stato, ha infatti comunicato la conclusione delle indagini e la chiusura del caso per manifesta insufficienza di prove.

L'SFO ha stabilito che, stanti le informazioni a disposizione dell'organizzazione, "non ci sono prove sufficienti per una prospettiva realistica di condanna". L'indagine governativa era partita dal 2013 su imbeccata di HP, che spese quasi 9 miliardi di dollari per acquisire Autonomy e poi accusò il management di truffa e frode fiscale per mezzo di libri contabili contraffatti.
La decisione di SFO è stata ovviamente accolta con giubilo da parte di Mike Lynch, ex-boss di Autonomy che ora vorrebbe inchiodare HP alle sue "accuse false" e alle altrettanto false dichiarazioni diffuse nel corso della vicenda.
Ma HP non demorde e dice di continuare a credere in quel che dice: Autonomy avrebbe truffato la corporation americana, e il caso chiuso nel Regno Unito continua comunque al di là dell'Atlantico a opera delle autorità degli States ancora impegnate nelle indagini.

Alfonso Maruccia
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