Contro lo spam un tornado di parole

Dall'OECD all'FBI, dal Governo americano a quello australiano un solo grido: basta con lo spam. Che, naturalmente, continua a crescere indisturbato. Partita la grande campagna contro i server open relay

Roma ? Durante il meeting internazionale di Parigi, l'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica OECD ha annunciato al mondo che c'è una emergenza spam e che i governi di tutto il mondo devono darsi da fare per risolverla.

"Lo spam - si legge in una nota al meeting resa pubblica nelle scorse ore - non è un problema di un singolo paese, ma è un problema mondiale. E' sempre più chiaro che ogni sforzo nazionale deve essere sostenuto da strategie coordinate sul piano internazionale per affrontare la sfida transnazionale posta dallo spam".

Sono certo solo parole eppure, osserva qualcuno, il fatto che organizzazioni internazionali di grande rilievo come la OECD prendano di petto lo spam viene considerato senz'altro un elemento nuovo e positivo, anche perché contribuisce a creare informazione sull'argomento anche in quei paesi che, fino ad oggi, non hanno assunto alcuna misura contro lo spam. Non solo, sono parole che si inseriscono in una strategia coordinata per l?innovazione e lo sviluppo nel Mondo.
Sul piano legislativo, ma è cosa nota, l'approccio più attivo è quello scelto dall'Unione Europea dove, tra molti dubbi e incertezze, le considerazioni a tutela della privacy sembrano prevalere su posizioni di origine commerciale. Diversa la concezione negli Stati Uniti, dove è appena passata una legge che, nei fatti, chiede agli spammer di "mettersi in regola" rendendosi riconoscibili e trasparenti agli utenti internet.

In un caso e nell'altro comunque, sono ancora moltissimi i passi da fare per rendere la vita effettivamente dura a chi riempie di immondizia le email degli utenti internet. Gli arresti di spammer costituiscono una rarità in un quadro di lotta antispam non certo del tutto positivo delineato dagli esperti.

Tra i paesi che si stanno muovendo c'è anche l'Australia che nei giorni scorsi ha deciso di aderire ad una campagna internazionale, SecureYourServer, promossa dalla Commissione americana sul commercio (FTC) e che ha finora raccolto l'adesione di 26 paesi e di decine di provider internet. L'idea di fondo dell'iniziativa è quella di spargere il verbo della sicurezza dei server o, più specificamente, della necessità di chiudere i cosiddetti open relay, quei server di posta la cui configurazione consente agli spammer di abusarne, trasformando macchine in rete gestite male in veri e propri nodi sparaspam con conseguenze gravi sul funzionamento delle reti.

L'11 aprile, peraltro, in Australia entrerà in vigore la nuova legge contro lo spam che, nei fatti, mette al bando qualsiasi email commerciale inviata senza il consenso del destinatario con multe che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro per ogni azione spammatoria. Sempre, naturalmente, che lo spammer sia individuato.

Cosa riserva il futuro? Secondo EuroISPA, l'associazione dei provider europei, non ci sono dubbi: per evitare il tracollo o vengono tirate fuori soluzioni tecniche del tutto innovative come qualcuno spera oppure si deve coordinare uno sforzo internazionale. Solo la collaborazione, dicono i provider, può portare ad un ridimensionamento vero del fenomeno.
TAG: mondo
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