Cosa succede ai domini .it?

di Andrea Monti - Una lunga serie di eventi ha portato al fatto che, dal primo febbraio, l'autorità che registra i domini italiani è anche quella che decide le regole. Non è così nel resto del mondo

Roma - Dal primo febbraio 2004 la Registration Authority italiana (RA) accentra in sé il potere di fare le regole sui nomi a dominio e quello di applicarle. Venendo meno così a uno schema internazionalmente condiviso, nel quale le due funzioni sono nettamente separate e interrompendo i rapporti con la comunità degli utenti che, tramite la Naming Authority (NA) cooperava - gratuitamente - a "mandare avanti la baracca".

Da molto tempo, infatti, la RA e, in particolare il suo responsabile, il Prof. Franco Denoth, direttore dell'Istituto di Informatica e Telematica del CNR, aveva manifestato una certa riottosità nell'accettare le decisioni della NA (della quale, pure, la RA è componente). Questo è stato evidente, per esempio, quando la RA - pur vincolata dalle regole di Naming - mise in discussione l'obbligo di eseguire le decisioni degli "enti conduttori", cioè di quegli organismi commerciali o professionali che, a pagamento, fungevano da "tribunali privati" per i casi di accaparramento di nomi a dominio.

Tutto questo è accaduto per via dei rapporti sempre più tesi fra i due organismi, che hanno fatto crescere la situazione di disagio fino a livelli intollerabili.
Sembrava che l'intervento del Ministero delle comunicazioni, culminato nella creazione del "tavolo dei domini", dovesse rimettere in ordine le cose. Tant'è che la convocazione dell'assemblea della NA veniva rinviata a tempo indeterminato in attesa della costituzione della "Fondazione Meucci", annunciata dal Ministero per lo scorso maggio 2003 e mai, tuttavia, attuata.

Ma con la scusa del prossimo arrivo di questo nuovo organismo, di fatto la NA è stata relegata in soffitta e il risultato pratico di tutto questo è stato la paralisi.

A questo punto, su esplicita richiesta del prof. Denoth, venne siglato (meglio sarebbe dire forzato) un Memorandum of Understanding fra RA e NA che avrebbe dovuto "transitare" la situazione verso un assetto più stabile, ridefinendo i termini di collaborazione fra l'istituto del CNR (organizzato, dotato di strutture e fondi consistenti, per via delle somme percepite dai maintainer) e l'organizzazione no-profit (basata sul lavoro volontario dei soci, non finanziata, priva di potere contrattuale).

Gli "accordi" stabiliti nel MoU - che in realtà vincolavano solo la NA - prevedevano appunto che, pur formalmente ancora in piedi, quest'ultima "congelasse" i propri organi direttivi e trasferisse i poteri di regolamentazione a un Policy Board (PB) formalmente eletto dall'assemblea, ma sostanzialmente espressione di vari gruppi di interesse (provider, maintainer, ecc.). Il PB sarebbe dovuto essere un organismo svincolato dalla NA e quindi avrebbe dovuto intrattenere rapporti autonomi con la RA.

Tutto questo - insieme alla clausola che la RA si riservava il diritto di riconoscere o meno il PB a seconda dei componenti nominati - si sarebbe dovuto concludere entro e non oltre il 31 gennaio 2004 con la convocazione formale del PB da parte della RA che, decorsa quella data, si sarebbe ritenuta svincolata dagli accordi presi.

La consacrazione formale di questo accordo è avvenuta lo scorso 9 dicembre 2003 a Pisa, dove si è tenuta l'ultima vera (e sofferta) assemblea della NA. Che però non è stato l'ultimo atto della vicenda, considerato che nei giorni successivi è stato sempre più evidente che la RA non aveva intenzione di convocare il PB nel termine pattuito.

E infatti, dopo numerose richieste formulate pubblicamente (e invano) nella lista ITA-PE frequentata dai membri della NA, tutto quello che si otteneva era un messaggio interlocutorio del prof. Denoth, che annunciava una prossima convocazione del PB senza indicare una data precisa, adducendo a spiegazione del ritardo le difficoltà di individuare i componenti ministeriali del PB (cosa, peraltro, non prevista nel MoU).

Ovviamente, non essendo stato convocato in tempo, il PB non ha più né potere, né riconoscimento. È solo un gruppo di persone che la RA potrà decidere di ascoltare o meno. Ma che non può avere alcun titolo né potere per decidere sulla sorte dei nomi a dominio italiani.

Morale: buttati fuori gli utenti dalla gestione dei nomi a dominio, il tutto rimane nelle mani di un unico organismo che fa le regole e le applica, senza alcuna forma di controllo.
Non c'è che dire. Un bell'esempio di gestione "internet-style", anche da parte del governo.

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema, questi sono alcuni link
Direzione dell'istituto di informatica e telematica
Regitration Authority
Naming Authority

Andrea Monti

Update ultim'ora: A seguito delle numerose proteste della lista ITA-PE contro il comportamento della Registration Authority, il prof. Denoth ha ufficiosamente comunicato - tramite il Presidente della NA - che entro il prossimo martedì verrà convocata la riunione che convocherà il Policy Board, specificando di non considerare la data del 31 gennaio come scadenza degli accordi in vigore. Una interpretazione, questa, condivisa peraltro dal solo Registro.
14 Commenti alla Notizia Cosa succede ai domini .it?
Ordina
  • Internet da navigatore quale sono io ( e voiSorride ) e strapieno di spazzatura inutile , siti internet aperti vecchi di 3 anni e passa mai rinovati , non parliamo di quelli porno che sono miliardi e spesso tutti dello stesso autore cambia solo la home le pagine prewiev la pagina per iscriverti    (siti per allocchi )

    Se fosse possibile io ri-creerei molti siti ripartendoli per multi estensione invece di avere un sito tipo www.porno.it lo rinomerei in www.porno.it.prn(estensione per sitoporno )
    un sito commerciale invece di essere per esempio www.azienda.com potrebbe diventare www.azienda.it.com se e italiano
    e avanti cosi cosi i siti personali potrebbero essere a trippla estensione o doppia www,nome.estensione.pp pagina privati.it o punto com
    come in doppia estensione www.tiziocaio.it.pp e trippla estensione www.tiziocaio.it.prn.pp
    il problema e catalogare tutto quello che ci sta su internet in un numero di estensioni facilmente facili da ricordare o caso mai dotare motori di ricerca che ci permettano di fare ricerche basandoci sul tipo di estensioni che ci interessa avere tipo se cerco pagine personali porno italiane allora metto estensioe di ricerca pp.prn.it e mi deve trovare solo pp.prn.it e non pp.it o prn.it etc altra cosa estensione per siti con dialer un bel *.dlr che cosi solo chi e stupido ci entra


    Se poi ho detto solo un mucchio di caxxate sorry sono sveglio da 1 ora
    non+autenticato
  • Grazie ai grossi providers che hanno appoggiato questo colpo di mano, così gli utenti e noi piccoli providers siamo lasciati a piedi.

    Grazie ai monopoli e ai poteri forti! Il mondo internet va verso la democrazia, noi andiamo verso le organizzazione elitarie...:s
    non+autenticato
  • Che c'entra register.it? Ormai register.it (forse meglio dire DADA visto che l'opera ormai si è compiuta) conta come il 2 di picche senza il suo fondatore alla guida.

    - Scritto da: Anonimo
    > Grazie ai grossi providers che hanno
    > appoggiato questo colpo di mano, così
    > gli utenti e noi piccoli providers siamo
    > lasciati a piedi.
    >
    > Grazie ai monopoli e ai poteri forti! Il
    > mondo internet va verso la democrazia, noi
    > andiamo verso le organizzazione
    > elitarie...:s
    non+autenticato
  • Condivido il testo dell'articolo.
    Quello che non capisco è perchè i privati non possono registrare più di un dominio sotto il TLD .it.
    Qualcuno della Na o della RA me lo spieghi perchè una tale discriminazione io la trovo assurda.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Condivido il testo dell'articolo.
    > Quello che non capisco è
    > perchè i privati non possono
    > registrare più di un dominio sotto il
    > TLD .it.
    > Qualcuno della Na o della RA me lo spieghi
    > perchè una tale discriminazione io la
    > trovo assurda.

    ti rispondo con le parole di Maurizio Codogno

    "A parte le persone con multiple personalità, è abbastanza difficile immaginare la necessità di due dominii"

    Maurizio Cogodno, presidente della Naming Autorithy- intervista rlasciata a Beta.it (gennaio 2000)

    ;)
    lo disse eh. non l ho inventata.
    e comunque mi sembra discriminatoria, visto che ci sono in giro un sacco di persone con multiple personalita' !Occhiolino

    LucaS

    ==================================
    Modificato dall'autore il 02/02/2004 18.45.27
  • il prof. Denoth ha ufficiosamente comunicato - tramite il Presidente della NA - che entro il prossimo martedì verrà convocata la riunione che convocherà il Policy Board, specificando di non considerare la data del 31 gennaio come scadenza degli accordi in vigore

    verrà convocata la riunione che convocherà?

    peggio di quelli dell'ulivo...
    Bruco
    2098
  • ...e il policy board poi cosa convocherà? Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • ma perché per registrare un dominio.com, .org, ecc.. bastano due click e una carta di credito, mentre per i .it serve l'invio del fax del documento cartaceo firmato, con tutte le clausole del caso... ?
    sono semplicioni gli altri o siamo noi che ci facciamo del male gratis?
    non+autenticato
  • > sono semplicioni gli altri o siamo noi che
    > ci facciamo del male gratis?

    beh gratis non direi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > ma perché per registrare un
    > dominio.com, .org, ecc.. bastano due click e
    > una carta di credito, mentre per i .it serve
    > l'invio del fax del documento cartaceo
    > firmato, con tutte le clausole del caso... ?
    > sono semplicioni gli altri o siamo noi che
    > ci facciamo del male gratis?

    Tutti retaggi di una cultura burocratica italiana.

    Infatti, per principio, e per evitare seccature di sorta, ai miei clienti faccio registrare sempre domini .com o .org
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > ma perché per registrare un
    > dominio.com, .org, ecc.. bastano due click e
    > una carta di credito, mentre per i .it serve
    > l'invio del fax del documento cartaceo
    > firmato, con tutte le clausole del caso... ?
    > sono semplicioni gli altri o siamo noi che
    > ci facciamo del male gratis?

    Non tutti i mali vengono per nuocere.
    La LAR e' scomoda ma ti garantisce verso il tuo dominio.
    Se lo registri e non ricadi nel paradosso armani.it puoi essere sicuro che il dominio e' tuo e tuo restera'.

    Ciao
    Picchio
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 7 discussioni)