Gaia Bottà

Google ribatte alle accuse di Wikileaks

Mountain View avrebbe sempre fatto il possibile per difendere le attività e la privacy dei collaboratori dei sito delle soffiate: in alcuni casi, però, nulla è possibile contro le autorità

Roma - Google non accetta le accuse di collaborazionismo, né si mostra disposta a interpretare la parte del delatore al servizio dei governi: per questo motivo un rappresentante della Grande G è intervenuto per rispondere alle accuse di Wikileaks, che nei giorni scorsi ha rivelato come Mountain View abbia consegnato alle autorità statunitensi informazioni private relative al suo staff.

"Quando riceviamo una subpoena o un ordine da parte di un tribunale - ha ribattuto ora Google - verifichiamo che si accordino con il testo e con i principi della legge prima di sottostarvi": Mountain View spiega che nel caso la richiesta si riveli pericolosamente lesiva dei diritti dei cittadini è solita agire per opporsi o per chiedere che venga rettificata.

Il sito delle soffiate lamentava inoltre la mancata trasparenza da parte di Google: avrebbe lasciato trascorrere tre anni prima di informare Wikileaks di aver collaborato con gli States nel corso delle indagini focalizzate su Assange. Eppure, nello stesso periodo in cui Google era stata chiamata a collaborare, Twitter aveva mostrato un atteggiamento diverso: aveva rivelato le pressioni esercitate dal governo statunitense per ottenere le informazioni, scatenando polemiche e critiche riguardo alle modalità di intervento delle autorità. Proprio le sortite della piattaforma di microblogging, che però non erano servite a determinare il ripensamento del Dipartimento di Giustizia, avrebbero contribuito ad irrigidire le posizioni della autorità, spiega ora il legale Albert Gidari, che ha affiancato sia Twitter che Google nella loro battaglia per la trasparenza.
"Dal mese di gennaio del 2011 ad oggi, Google ha continuato ad opporsi per far rimuovere l'ordine di segretezza che pende su tutti i procedimenti legali in corso relativi a Wikileaks" afferma Google: in più occasioni Mountain View si sarebbe aperta uno spiraglio nella cortina di segretezza che avvolgeva le indagini, e lo dimostra il caso della richiesta di informazioni relativa all'account email di Jacob Appelbaum.

Gaia Bottà
Notizie collegate
  • AttualitàWikileaks e le soffiate di GoogleIl sito punta il dito contro Mountain View per delle informazioni riservate passate sul suo conto, insieme all'accesso alla posta dei suoi redattori. Google avrebbe agito in seguito a un regolare mandato
  • AttualitàUSA, sicurezza contro le soffiateDiktat dai vertici della Casa Bianca: le agenzie federali dovranno irrobustire i propri network per evitare fughe di dati come quelle su Wikileaks. I militari hanno già disabilitato il 90 per cento dei computer interni