Alfonso Maruccia

IBM, quali tagli?

Si rincorrono le voci di presunti licenziamenti di massa che IBM starebbe preparando in tutto il mondo. I sindacati annunciano l'avvio dell'operazione, Big Blue ribatte ridimensionando di parecchio le cifre in gioco

Roma - I conti di IBM non vanno bene, e le voci di corridoio circolate nei giorni scorsi parlano di un'azienda impegnata, nel prossimo futuro, a sfoltire in maniera massiccia la forza lavoro. Big Blue sarebbe pronta a liberarsi del 26 per cento dei suoi impiegati, dicevano le indiscrezioni, il che equivale a dire più di 100.000 lavoratori.

L'ascia del management di IBM sugli impiegati sarebbe ora scattata, denunciano i partecipanti all'associazione di dipendenti Alliance@IBM, con licenziamenti diffusi velocemente per tutto il territorio statunitense.
I dipendenti IBM si aspettano il peggio anche in India, dove dalle 165mila persone impiegate qualche anno fa si dovrebbe scendere a 100mila nel prossimo futuro.

IBM sperimenta qualche movimento delle posizioni lavorative anche ai piani alti, dove Lance Crosby, responsabile della divisione cloud di Big Blue e già CEO di SoftLayer prima dell'acquisizione di quest'ultima da parte di IBM nel 2013, ha lasciato il posto al veterano Robert LeBlanc (30 anni di esperienza nella corporation).
IBM ha davvero preparato un ridimensionamento gigantesco della propria forza lavoro? IBM, a seguito delle prime indiscrezioni, ha diffuso una nota per bollarle come "ridicole" e "senza fondamento". IBM ha accantonato 600 milioni di dollari per il "ribilanciamento della forza lavoro", ha spiegato Ferrari, il che dovrebbe equivalere al licenziamento di "alcune migliaia di persone" e non delle 100.000 e più di cui si parla da giorni. "L'anno scorso IBM ha assunto 45.000 persone", spiega l'azienda, e ci sono 15mila posizioni aperte in questo momento in tutto il mondo. Segno del fatto che "l'azienda continua a riequilibrare gli skill professionali laddove vengono individuate le migliori opportunità di business".

Alfonso Maruccia
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