Claudio Tamburrino

Cina: nessun anonimo in Rete

La Grande Muraglia digitale guadagna altri centimetri: nuove stringenti regole per i servizi online, che dovranno operare una schedatura dei propri utenti. A cui è naturalmente proibita la diffusione di contenuti inappropriati, quali pornografia e pettegolezzi a sfondo politico

Roma - L'autorità amministrativa cinese che vigila sul cyberspazio (CAC) ha diffuso un nuovo regolamento che entrerà in vigore a marzo e che impone la registrazione con i propri nomi reali e proibisce l'uso di "contenuti malevoli" in rappresentazione dell'utente negli avatar e nelle descrizioni dei profili, su tutti i servizi internet utilizzati nel Paese.

Con una mossa tanto semplice quanto draconiana, dunque, Pechino si è sbarazzata dell'anonimato online, limitando ancora di più le possibilità dei suoi circa 649 milioni di netizen. Se sarà possibile presentarsi con un nickname, ammesso che non violino le leggi del paese o l'identità altrui, in special modo quelle di leader stranieri come Obama e Putin, o facciano riferimento alle istituzioni, all'atto di registrazione ad un servizio online non ci si potrà nascondere dietro anonimato e false identità: gli utenti dovranno utilizzare i propri nomi. Un intervento su cui le autorità cinesi stavano meditando da tempo e con diversi tentativi a partire dai servizi di instant messaging.

Secondo il nuovo regolamento, inoltre, non si potranno diffondere contenuti come i "pettegolezzi" (presumibilmente intesi come qualsiasi notizia non approvata dalle autorità e dagli organi che hanno specifiche licenze per diffondere notizie), non si potrà parlare di culti né di estremismi o diffondere pornografia né - naturalmente - messaggi sovversivi o capaci di attentare alla sovranità e alla sicurezza nazionale.
Chi pensa che Pechino non intenda fare sul serio si deve ricredere: CAC ha già fatto sapere di voler responsabilizzare i gestori delle piattaforme al fine di controllare ogni account di blog, servizi di microblogging o forum online.

La mossa, d'altra parte, si somma al blocco dei servizi VPN adottato lo scorso mese e alla lunga fila di divieti e controlli che già sono attivi sulla Rete cinese.

La stessa CAC ha già accusato Netease, uno dei principali portali Web del paese, di fornire servizi illegali nel paese, permettendo la diffusione di materiali pornografici e pettegolezzi in violazione delle normative vigenti e con un comunicato ha intimato alla piattaforma di rivedere la propria organizzazione interna correggendo tali problemi, pena la revoca della licenza necessaria per diffondere notizie nel paese.

Claudio Tamburrino
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