Alfonso Maruccia

Qualcomm, megamulta cinese

La corporation statunitense condannata a pagare una multa di quasi un miliardo di dollari per comportamento anticompetitivo. D'ora in poi in Cina costeranno meno anche i brevetti, ma gli azionisti Qualcomm sono contenti così

Roma - Qualcomm ha accettato di pagare una multa di oltre 6 miliardi di yuan, oltre 860 milioni di euro, all'organismo di controllo cinese che ha evidenziato come l'azienda statunitense abbia violato le leggi antitrust nella concessione delle licenze per le tecnologie mobile.

Si conclude così una vicenda aperta da mesi, e che non è nemmeno l'unica in cui Qualcomm è sospettata di aver violato le norme sulla concorrenza sui brevetti. Il produttore americano si è impegnato a non contestare la decisione delle autorità cinesi, così come ha accettato di modificare la politica delle licenze brevettuali da concedere ai produttori di smartphone locali.

Meglio ancora, per i suddetti produttori, il fatto che Qualcomm offrirà ora le licenze sui brevetti per la connettività wireless (3G e 4G) in sede separata rispetto agli altri brevetti mobile. Per le autorità di Pechino si tratta di una vittoria su tutta la linea, che dal punto di vista della società americana si giustifica abbondantemente con il fatto che circa la metà dei suoi ricavi provengono dal mercato cinese.
In conseguenza della decisione finale dell'antitrust cinese, Qualcomm ha persino incrementato le previsioni per i risultati finanziari dell'anno fiscale 2015: l'incertezza sul business oltre la Grande Muraglia è finita, e anche gli investitori sono contenti di rimetterci più di mezzo dollaro ad azione.

Il colosso dei chip mobile rappresenta infine solo l'ultima "vittima" dell'iperattivismo delle autorità di Pechino, sempre più interessate a fare pressioni sulle grandi aziende occidentali sul fronte antitrust e della tutela della concorrenza.

Alfonso Maruccia
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