Gaia Bottà

Da padrone di Facebook a uomo in fuga

Paul Ceglia aveva tentato di rivendicare una quota del social network, frutto di una sua presunta collaborazione con Zuckerberg: avrebbe dovuto difendersi dalle accuse di truffa, ma si è dato alla macchia

Roma - Si è liberato della cavigliera elettronica che vigilava sul suo regime di libertà provvisoria e ha fatto perdere le proprie tracce: Paul Ceglia, il sedicente imprenditore che millantava il possesso dell'84 per cento delle quote di Facebook, ha fatto perdere le proprie tracce, in attesa del confronto in tribunale che avrebbe dovuto fare chiarezza sulla sua responsabilità nella falsificazione delle prove che aveva presentato a supporto delle proprie rivendicazioni.

Ceglia era stato arrestato proprio per questo motivo nel 2012: così, perse le speranze di ottenere una corposa percentuale del pacchetto azionario di Facebook, all'uomo non restava che tentare di difendersi dalle accuse per falso e truffa che pendevano sul suo capo.

In regime di libertà vigilata, senza il proprio passaporto e soggetto a tracciamento, Ceglia si è ora dato alla macchia: si sarebbe dovuto presentare in tribunale, ma la sua assenza ha fatto scattare i controlli. Presso la sua abitazione è stata rinvenuta la cavigliera elettronica che avrebbe dovuto monitorare i suoi spostamenti.
Anche gli avvocati incaricati di assisterlo non hanno informazioni utili a rintracciarlo: l'uomo in passato aveva dichiarato di voler combattere fino in fondo in tribunale per dimostrare le proprie ragioni, per dimostrare di aver firmato realmente un contratto con Mark Zuckerberg, ai tempi dell'università.

Gaia Bottà
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