Claudio Tamburrino

USA, l'antidroga al telefono

La DEA avrebbe adottato le intercettazioni di massa ben prima delle agenzie che operano in funzione antiterrorismo. Riuscendo a nascondere il tutto fino ad oggi

Roma - La Drug Enforcement Administration (DEA) avrebbe monitorato i dati relativi alle conversazioni telefoniche di un numero elevatissimo di cittadini statunitensi ed avuto accesso ad un database di oltre 20 anni di conversazioni telefoniche, contenente i dettagli di tutte le comunicazioni effettuate tra il 1992 ed il 2013 da cittadini statunitensi fuori dal territorio a stelle e strisce.

A riferirlo sono nuovi documenti ottenuti da Reuters e che contengono le istruzioni di alcuni agenti della DEA addestrati a "ricreare" il percorso delle indagini per coprire efficacemente la vera origine di alcune delle informazioni ottenute da tali fonti. Come avevano anticipato alcune indiscrezioni fluite nel momento più caldo delle soffiate legate al Datagate, l'antidroga a stelle e strisce avrebbe svolto un ruolo ben preciso nelle operazioni di intercettazione di massa condotte ai danni dei cittadini a stelle e strisce.

Innanzitutto, infatti, sembra aver agito da grimaldello nell'ambito dell'operazione SOMALGET, una branca del programma Mystic dell'NSA nata nel 2009, ottenendo legalmente l'accesso alle reti cellulari delle Bahamas nel tentativo di contrastare il traffico di stupefacenti, ma sfruttandolo poi per piazzare una backdoor che ha consentito l'intercettazione coatta e totale di tutte le chiamate a insaputa del Governo locale.
Oltre a questa collaborazione con l'NSA, poi, si parlava per la DEA di un progetto parallelo attraverso cui avrebbe in pratica arruolato i tecnici di AT&T per avere accesso (legalmente, in quanto supportato da regolari mandati), all'enorme database di decine di anni di comunicazione vocali dei cittadini statunitensi, di dimensioni che - secondo indiscrezioni - potrebbero far impallidire l'NSA.

Quello che ora è stato divulgato, l'accesso all'archivio di comunicazioni telefoniche effettuate tra il 1992 ed il 2013, conferma proprio questa ipotesi ed inoltre mette alla luce le operazioni per coprire l'origine delle informazioni così ottenute: tutto ciò sembra ora molto più grave anche delle operazioni di spionaggio condotte direttamente dall'NSA.

Innanzitutto, perché la DEA era perfettamente consapevole dell'illegalità del proprio modo di operare, tanto da ricorrere a vere e proprie task force per insabbiare la vera fonte di alcune informazioni, ed inoltre perché risalendo tali operazioni al 1992 non possono neanche essere collegate alle paure conseguenti all'11 settembre, alla lotta al terrorismo ed al Patriot Act.

Per il momento la DEA non ha commentato la notizia, mentre Human Rights Watch, supportata da Electronic Frontier Foundation, ha annunciato che depositerà una denuncia per violazione dei diritti umani.

Claudio Tamburrino
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