Gabriele Niola

WebTheatre/ Twittare coi draghi

di G. Niola - Un attore che ha interpretato un ruolo nella prima serie de Il Trono di Spade si racconta con una webserie. Che lo avvicina inevitabilmente ai suoi spettatori

Roma - Ci sono webserie che sfruttano il successo di grandi serie televisive e poi ci sono webserie che vengono direttamente da serie tv, i loro spin off ufficiali o non ufficiali. Infine ci sono produzioni inclassificabili come Supreme Tweeter, una webserie autoreferenziale (ma scritta benissimo) di Harry Lloyd, attore della serie tv Il trono di spade che ha interpretato per tutta la prima stagione il personaggio di Viserys Targaryen. Lloyd è poi uscito dalla serie tratta dai libri di Martin e ha trovato difficoltà nei successivi provini perché per tutti era solo quell'attore che interpretava quel ruolo in Il trono di spade. Ha così girato Supreme Tweeter, una webserie in 3 episodi molto personale e divertente, sul mondo degli attori come lui, l'ossessione per i social media dei casting director e più in grande ancora l'idea di un moderno "patto col diavolo".

Supreme Tweeter

╚ evidente che Supreme Tweeter cavalca il successo di Il trono di spade, fanno un cameo nella webserie sia Maisie Williams, sia George R. R. Martin e molte battute ruotano intorno ai temi di quella serie. Tuttavia questa webserie in 3 parti dimostra anche quanto si possa essere intelligenti e pieni di cose da dire anche in un sistema come questo, nel quale per spiccare nella massa è necessario associarsi ad un altro brand. E Harry Lloyd, schiacciato nella sua vita professionale dal peso di Il trono di spade, lo sta riutilizzando per qualcosa di molto autonomo e intelligente.

La webserie infatti non si limita a fare una cronaca delle difficoltà di un attore con un ruolo ingombrante alle spalle ma imbastisce un divertente intreccio. Lloyd, stufo di sentirsi ripetere che non viene scritturato perché a livello di social media non conta niente, si apre un account Twitter e, senza sapere perché, tra i suoi follower spunta Kim Jong-Un. ╚ l'unica persona che il leader supremo segue sul suo account e questo gli frutta un'immediata popolarità che pare cambiare la sua vita.
Ovviamente non sfugge a nessuno che Kim Jong-Un è un altro argomento molto potente in rete: parodie, meme e battute sul conto del leader della Corea del Nord sono un contenuto fortissimo, dunque sono già due gli agganci per Supreme Tweeter. O tre se si aggiunge l'autoreferenzialità, cioè il parlare di internet in una serie distribuita su internet.
Queste limitazioni o espedienti necessari ad emergere nel mare di contenuti presenti in rete possono suonare come barriere ma non sono diverse dalle difficoltà che si incontrano in progetti pensati per mezzi di comunicazione più canonici, in cui è necessario confrontarsi con dei produttori che hanno il compito di decidere su cosa investire o distributori che selezionano cosa distribuire. In ogni caso esiste una barriera da superare aderendo alle limitazioni che impone.
Supreme Tweeter a fronte di tutto questo si muove con intelligenza e dimostra una vecchia legge di qualsiasi racconto, ovvero che importa molto poco cosa si racconti. L'unica cosa che conta è come lo si racconta. Qualsiasi storia o personaggio può essere trattato con il ritmo, la forza e la novità necessaria a renderlo interessante se si sa come farlo. E arrivati alla fine di questa webserie ci si accorge di come Supreme Tweeter, senza che nessuno lo notasse troppo, sia una strana forma di Faust moderno.

A dirigere tutto c'è Todd Sandler, a scrivere lo stesso Lloyd assieme a Jayne Hong, persone del sistema televisivo-cinematografico, eppure lo stesso Supreme Tweeter ci ricorda un'altra cosa, ovvero quanto internet si capace di abbassare all'altezza dello spettatore ogni sua forma di comunicazione o racconto. Esistono film o serie tv che parlano di attori, una piccola percentuale di essi addirittura sovrappone realtà con finzione (Seinfeld, Otto e mezzo, Birdman) ma ogni volta esiste una certa distanza dallo spettatore, un filtro imposto dal mezzo di comunicazione in sé che ingrandisce lo spettro del racconto. Online, invece, quando qualcuno racconta se stesso o la propria categoria, dietro metafora oppure con realismo, c'è un'immediatezza completamente differente. Come se il talento in sé fosse la stessa persona che scrive e poi dirige, l'unico autore dietro il progetto. Non è così, evidentemente, ma il senso di prossimità che internet promuove fornisce ad ogni sua produzione un tono unico che non ha equivalenti online.

SUPREME TWEETER - PART 1 of 3: #WakingTheDragon


SUPREME TWEETER - PART 2 of 3: #FollowTheLeader


SUPREME TWEETER - PART 3 of 3: #TheRedScare


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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