Claudio Tamburrino

Facebook e la ricerca interiore

Il sito in blu punta a competere con Google. Per il momento combatte sul fronte mobile e con l'obiettivo di favorire la condivisione di link a prodotti editoriali sulla sua piattaforma

Roma - Facebook sta sperimentando un sistema di ricerca di siti ed articoli interno all'app del proprio social network.

La funzione, per gli utenti abilitati, è accessibile direttamente nella funzionalità di aggiornamento del proprio status: accanto ai tasti "aggiungi foto" e "aggiungi posizione" comparirà l'opzione "ad a Link". Attraverso di essa l'app lancia una ricerca che riporta all'utente l'anteprima dei risultati, che con un semplice tap possono essere condivisi.

L'idea è quella di facilitare la condivisione di link: "Il nuovo programma pilota serve a fornire un nuovo modo di condividere link su post e commenti" e per il momento sarà disponibile ad un piccolo gruppo di utenti statunitensi con dispositivi iOS.
Il guanto di sfida sembra essere stato lanciato soprattutto nei confronti di Google: se il servizio di Facebook funzionerà come auspicato dal social network, il motore di ricerca di Mountain View risulterà superfluo per trovare i contenuti desiderati. Stessa sfida che Zuckerberg sembra stia lanciando a Google News con il suo programma di partnership con gli editori.

Proprio queste settimane, peraltro, il programma editoriale di Facebook, che passa attraverso l'indicizzazione dei contenuti all'interno del social network e la loro monetizzazione attraverso il proprio sistema di advertising, sta entrando in azione insieme ad una nuova modifica dell'algoritmo che seleziona i contenuti che finiscono nei news feed degli utenti, mostrando ai diretti interessati vantaggi e minacce che porta con sé appoggiarsi troppo al social network. La piccola variazione, per il momento, ha fatto crollare le visualizzazioni degli articoli caricati su Facebook, e di conseguenza il traffico indirizzato ai siti degli editori.

La fidelizzazione degli utenti del social network ed il tempo di permanenza che hanno sul sito in blu, insomma, sono fattori con cui difficilmente gli editori possono cercare di trattare e rischiano di rappresentare una minaccia terribilmente seria per Mountain View, che si ritrova senza un prodotto social di successo e con il suo core business insidiato da un rivale inaspettato.

Claudio Tamburrino
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