Luca Annunziata

Trent'anni di laptop

Il form-factor più popolare per l'acquisto di un nuovo PC ha da poco celebrato il suo anniversario. Ecco alcuni dei passaggi fondamentali della storia iniziata nel 1985 con il Toshiba T1100

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Roma - Difficile stabilire, ad anni di distanza, quale sia stato davvero il primo laptop al mondo: i PC portatili erano un'idea nata di pari passo a quella del personal computer, ma ovviamente c'erano limiti tecnici da superare per riuscire a produrli. I primi tentativi avevano a bordo schermi più piccoli di quelli di uno smartphone economico di oggi, e con risoluzioni assolutamente lontane da quelle odierne: solo attorno al 1985, con l'impegno di molti produttori tra cui Dulmison, Gavilan e più celebri marchi come IBM e Toshiba, si inizieranno a vedere in circolazione prodotti più simili al concetto moderno di laptop.

In questi giorni ricorre il 30simo anniversario dal lancio di una di queste "pietre miliari" della categoria: si tratta del T1100 di Toshiba, definito dall'azienda il primo laptop pensato esplicitamente per il mercato di massa. Fino ad allora, infatti, i notebook erano perlopiù dispositivi realizzati su ordinazione per enti e aziende che ne facessero esplicita richiesta (come nel caso del Grid Compass per la NASA): il T1100 faceva un passo in avanti rispetto ai suoi contemporanei grazie all'adozione di un hardware "standard", mutuato dalla configurazione di un PC IBM con cui era pienamente compatibile, e con l'adozione di un display LCD con risoluzione 640x200 (ma purtroppo sempre monocromatico).


La CPU montata a bordo del T1100 era una Intel 80C88, variante della più celebre 8088, operante a 4,77MHz e abbinata a 256KB di RAM (per i più esigenti si poteva salire fino a 640 chilobyte). Niente hard disk a bordo, solo un lettore integrato per floppy da 3,5 pollici con una capacità di 720KB: come optional era previsto un lettore di floppy da 5,25 pollici e 320KB di capacità, da montare però esternamente. Il sistema operativo, caricato da floppy ovviamente, era il DOS di Microsoft in versione 2.11: tra le funzioni più avveniristiche del T1100 c'era il "resume", ovvero la possibilità di mettere in standby la macchina senza la necessità di riavviarla ogni volta costringendo a ricaricare l'OS.
Il T1100 non era un peso piuma: 4,1 chilogrammi sono quattro volte quanto pesano oggi gli ultrabook, ma per l'epoca si trattava senza dubbio di un dispositivo portatile. Il peso era ovviamente legato alla batteria: quella integrata garantiva 8 ore di autonomia, risultato che piazzerebbe ancora il prodotto al vertice della categoria anche oggi. Anche il prezzo era invitante: ce lo si portava a casa per 4.000 dollari, un prezzo economico per l'epoca, che consentì al laptop Toshiba di ottenere un risultato lusinghiero sul mercato. Entro la fine del 1985 erano stati venduti circa 10.000 T1100, decretando il successo di questa categoria.

Negli anni successivi lo sviluppo dei laptop subì una rapida accelerazione: nel 1986 nasceva il T3100 sempre di Toshiba, con hard disk integrato, e ci sarebbero voluti 10 anni per vedere un lettore CD a bordo di un notebook (1995), 12 per un DVD (1997). Sarebbe poi arrivata l'epoca dei dispositivi rugged, resistenti agli agenti atmosferici, degli ingombranti desktop-replacement, dei convertibili e dei 2-in-1. Negli ultimi anni poi i lettori ottici sono spariti da bordo degli ultrabook, prodotti sempre più sottili e leggeri, che però montano schermi con risoluzione ultra-HD e input touch, e processori ormai potenti quasi quanto quelli dei PC desktop.

Luca Annunziata
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