Alfonso Maruccia

Ray Kurzweil e il cyborg che discende dal cloud

Il futurologo di Google scodella l'ennesima previsione: tempo 15 anni e il pensiero umano si connetterà direttamente ai server del cloud tramite nanocosi. Mountain View rassicura tutti, perché la IA non ucciderà nessuno

Roma - Ray Kurzweil, aruspice della "singolarità" in forze a Google, ha dispensato un'altra sortita: nel giro di pochi anni il cervello umano sarà connesso direttamente alla conoscenza telematica del cloud tramite naniti, un rapporto armonico che permetterà all'uomo di "trascendere" i suoi limiti.

Kurzweil fa la sua (nuova) previsione davanti alla platea finanziaria di Exponential Finance, ipotizzando, entro il 2030, la nascita di un "pensiero ibrido" composto sia da elementi biologici che non biologici. L'intelligenza umana si fonderà con il cloud, prevede il visionario, e piccoli nano-bot di DNA connetteranno i circuiti cerebrali biologici con i server telematici.

Neanche a dirlo, il nuovo vaticino di Kurzweil - che tra le altre cose vorrebbe resuscitare il padre defunto per mezzo di un misto di tecniche di estrazione del DNA dal cadavere, clonazione ed estrapolazione delle memorie del genitore dalla sua stessa mente - non è stato accolto ovunque con favore.
C'è chi ha definito l'ennesima previsione di Kurzweil come fantasy anti-biologico, mentre tra i detrattori della favolistica singolarità - momento topico di parità fra intelligenza umana e IA artificiale - va obbligatoriamente citato Federico Faggin, l'ingegnere che ha creato il primo microprocessore della storia (Intel 4004).
La prospettiva di una forma di "intelligenza-come-servizio" cloud-dipendente è ovviamente molto ben vista a Mountain View, dove tra l'altro si affrettano a dire che l'intelligenza artificiale sarà amica e non nemica dell'umanità: l'IA sarà pienamente sotto il controllo del suo creatore, dice Google, con buona pace dei molti che temono scenari apocalittici in stile Terminator o (peggio) Matrix.

Alfonso Maruccia
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