Claudio Tamburrino

Jobs Act, come si sorveglia il lavoratore

Nei nuovi decreti attuativi, via libera ad alcune misure di tecnocontrollo senza che vi sia bisogno dell'approvazione in sede di contrattazione collettiva

UPDATE: Il Ministero del Lavoro è intervenuto per contenere le apprensioni.

Roma - Il Consiglio dei Ministri dello scorso 11 giugno ha adottato sei decreti attuativi della riforma del lavoro Jobs Act, tra cui quello che mette mano alla questione della disciplina del tecnocontrollo esercitato sui lavoratori.

In questo modo si va a modificare l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che prescrive la necessità che eventuali misure di monitoraggio dei dipendenti siano previste nel contratto collettivo stipulato con il sindacato con il datore di lavoro: "Accordo sindacale o autorizzazione ministeriale - si legge ora in esso - non sono necessari per l'assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa, pur se dagli stessi derivi anche la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore".
Il decreto opera in attuazione del Jobs Act e delinea la nuova disciplina in materia di dispositivi tecnologici messi a disposizione dei dipendenti dall'azienda e gli strumenti per misurare accessi e presenze con badge. Negli altri casi invece, come per esempio per gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, servono ancora l'accordo sindacale o l'autorizzazione da parte del ministero del Lavoro.

I dati, si legge inoltre, possono essere "utilizzati ad ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d'uso degli strumenti e l'effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del Codice privacy".

Le nuove disposizioni previste dal Jobs Act sembrano entrare in scia della tendenza giurisprudenziale recentemente adottata dalla Cassazione che ha aperto alla possibilità di controllo (ed eventuali licenziamenti) per l'utilizzo dei social network sul posto di lavoro.

In ogni caso i sindacati, ed in particolare Cgil, si sono fatti sentire ed hanno gridato al "colpo di mano". Per la segretaria nazionale Serena Sorrentino l'iniziativa "pone un punto di arretramento pesante" rispetto allo Statuto dei Lavoratori ed ha promesso quindi battaglia sia politicamente che attraverso il ricorso al Garante della Privacy.

Claudio Tamburrino
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44 Commenti alla Notizia Jobs Act, come si sorveglia il lavoratore
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  • Ormai Renzi ed Alfano ne hanno combinate troppe di grosse e si sono autodelegittimati verso l'opinione pubblica italiana ed estera.
    non+autenticato
  • Vedo che molti approvano il decreto, pensando che (finalmente) i fannulloni totali saranno individuati.

    Ma lo scopo non e' quello. I fannulloni totali li puoi individuare facilmente anche senza tecno-controllo. Tutti sanno chi non fa' un ca*** dalla mattina alla sera.

    Il tecno-controllo nasce per completare il licenziamento-facile. Sono usciti separatamente per non dare nell'occhio, ma sono studiati per operare insieme. Uno strumento completa l'altro.

    Quando un'azienda decidera' di licenziare un po' di gente, bastera' consultare log e video delle telecamere ed il gioco e' fatto. Nessuno lavora per il 100%, e una piccola pausa ce la prendiamo tutti (tra l'altro una pausa e' salutare e migliora la produttivita').

    Ripeto, non serve a colpire i fannulloni ma a licenziare come e quando gli pare!
  • Io sorveglio, chiaro? Non me lo potete impedire. I dipendenti vanno sorvegliati costantemente senza sosta.

    L'Amministratore Delegato
    non+autenticato
  • Come si sorveglia il lavoratore?
    Con un drone sottocutaneo.
    non+autenticato
  • No, direttamente nel cervello.
    non+autenticato
  • - Scritto da: silvan
    > No, direttamente nel cervello.

    allora gli utenti apple sono salvi: la parte atta ad ospitare il chip di controllo e' troppo piccola per contenerlo Sorride
    non+autenticato
  • Ne faranno uno adeguato. Sorrido anch'io.
    non+autenticato
  • ... Io non ci vedo niente di male. Se io azienda ti fornisco un cellulare aziendale o un'auto aziendale avrò tutto il diritto di assicurarmi che le stai usando nel rispetto delle regole e per motivi strettamente connessi al lavoro ( ricordo che non sono di tua proprietà). Se usi la macchina per andartene a spasso, il cellulare per fare chiamate internazionali o ai numeri ad alta tariffazione, se usi il pc per girare su siti porno durante l'orario di lavoro, se ABUSI degli strumenti che l'azienda ti mette a disposizione ( ricordando che se fai dei casini è l'azienda che ci rimette, anche penalmente) è giusto che tu venga avvisato e , in caso di recidiva, paghi di persona.
    Per certe cose sarebbe giusto il licenziamento senza se e senza ma, soprattutto equiparando tutti senza distinzioni (politici, raccomandati e altri).
    Se in Italia non fossimo abituati ad approfittarci di tutto e di tutti ( in fondo abbiamo dei buoni esempi in chi ci governa) allora si potrebbe andare sulla fiducia e tutti questi problemi non ci sarebbero. Se c'è bisogno di vigilare è proprio perché i furbi abbondano. Ma in un mondo dove tutti si pensano più furbi degli altri, alla fine restano solo gli stupidi e pagano tutti.
    non+autenticato
  • Ma in aziende dove hanno a cuore la produzione queste cose si fanno già,anzi spesso ci si mette in sicurezza in modo tale da neanche arrivare a quel punto.

    Bisogna anche dire che a volte il controllato è anche il controllore o un suo amico,oppure non ci si pensa (vedi le piccole aziende) e a volte i controlli mancano proprio e quindi ognuno fa come gli pare.

    Se ho a disposizione un'auto aziendale o comunque di lavoro dal percorso A a B chi va a vedere se ho fatto 20 KM in più o in meno ? ce ne sono tanti di esempi che ricadono sotto questo aspetto,auto comunali dove il tizio X si va a fare quello che gli pare,mezzi di lavoro usati per fare i propri comodi o per aiutare qualche amico senza che nessuno sappia nulla,ecc

    Il problema sono i controlli,se non li fai è ovvio che ognuno fa quel che gli pare ma anche le pene sono ridicole.

    Chi timbra il cartellino per altri,andrebbe licenziato in tronco senza neanche l'ultimo stipendio,anzi ti chiedo pure i danni,questo a prescindere dalla posizione ricoperta.
    non+autenticato
  • - Scritto da: M. R.
    > ... Io non ci vedo niente di male. Se io azienda
    > ti fornisco un cellulare aziendale o un'auto
    > aziendale avrò tutto il diritto di assicurarmi
    > che le stai usando nel rispetto delle regole e
    > per motivi strettamente connessi al lavoro (
    > ricordo che non sono di tua proprietà). Se usi la
    > macchina per andartene a spasso, il cellulare per
    > fare chiamate internazionali o ai numeri ad alta
    > tariffazione, se usi il pc per girare su siti
    > porno durante l'orario di lavoro, se ABUSI degli
    > strumenti che l'azienda ti mette a disposizione (
    > ricordando che se fai dei casini è l'azienda che
    > ci rimette, anche penalmente) è giusto che tu
    > venga avvisato e , in caso di recidiva, paghi di
    > persona.
    >

    Veramente la macchina aziendale viene concessa anche per utilizzo personale, tanto la benzina te la paghi tu. O quanto meno, io ho sempre visto le cose funzionare così.
    Cellulare aziendale? Un CFO che si sentiva brillante, ha fatto passare la circolare che chi lo aveva doveva usarlo solo per chiamate di lavoro. Era possibile usarlo per chiamate personali solo componendo un certo prefisso, in modo che i costi ti venissero abilitati. Risultato? Un sacco di gente ha iniziato a spegnerlo nel momento in cui usciva dal lavoro, per riaccenderlo solo alla mattina dopo. Guarda caso, la regola "solo uso lavorativo" è sparita poco dopo: si può fare i fiscali da entrambe le parti (tengo a precisare che non ho mai avuto macchina o cellulare aziendali).
    Qui i PC si possono utilizzare anche per scopi personali, escludendo la visione di donnine (o ometti), l'acquisto di armi di distruzione di massa e piacevolezze simili, e a condizione di non rimetterci come produttività personale. Se uno fa le cose bene e nei tempi giusti, nessuno gli rompe le scatole. A me sembra una cosa più sensata del controllo remoto con lettera di richiamo, se solo uno si azzarda ad andare su Punto Informatico. La gente rilassata tende ad essere più produttiva, non è che lo facciano per bontà d'animo.

    > Per certe cose sarebbe giusto il licenziamento
    > senza se e senza ma, soprattutto equiparando
    > tutti senza distinzioni (politici, raccomandati e
    > altri).
    >
    > Se in Italia non fossimo abituati ad
    > approfittarci di tutto e di tutti ( in fondo
    > abbiamo dei buoni esempi in chi ci governa)
    > allora si potrebbe andare sulla fiducia e tutti
    > questi problemi non ci sarebbero. Se c'è bisogno
    > di vigilare è proprio perché i furbi abbondano.
    > Ma in un mondo dove tutti si pensano più furbi
    > degli altri, alla fine restano solo gli stupidi e
    > pagano tutti.

    Veramente adesso è previsto il licenziamento per scarsa produttività, quindi non vedo la necessità di questo tecnocontrollo. Ti interessa di più avere gente che lavori bene, o assicurarti che nessuno osi distogliere lo sguardo per dieci secondi dall'IDE che ha davanti?
    Izio01
    4255
  • - Scritto da: M. R.
    > ... Io non ci vedo niente di male. Se io azienda
    > ti fornisco un cellulare aziendale o un'auto
    > aziendale avrò tutto il diritto di assicurarmi
    > che le stai usando nel rispetto delle regole e
    > per motivi strettamente connessi al lavoro (
    > ricordo che non sono di tua proprietà). Se usi la
    > macchina per andartene a spasso, il cellulare per
    > fare chiamate internazionali o ai numeri ad alta
    > tariffazione, se usi il pc per girare su siti
    > porno durante l'orario di lavoro,
    CUT

    E se tutte queste cose le fa un politico, chi lo controlla?
    E chi lo licenzia???
    non+autenticato
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