Claudio Tamburrino

AI, emozioni e società connessa: basta un poco di Zuckerberg

In una sessione di domande e risposte con gli utenti il CEO di Facebook cerca di spiegare la ragione dietro la politica dei nomi reali, perché guadagna appena un dollaro e come vuole sviluppare l'Intelligenza Artificiale

Roma - La nuova sessione di domande e risposte aperte con cui Mark Zuckerberg si concede agli utenti della sua piattaforma è stata caratterizzata dall'intervento di VIP più o meno inaspettati. E come sempre è stata l'occasione per fare il punto sulla strategia del social network e per cercare di sbrogliare alcune incomprensioni.

Zuckerberg Q&A

Mentre Schwarzenegger ha chiesto al nerd Zuckerberg quale sia la sua dieta e sull'onda del nuovo film della serie Terminator ha chiesto se le macchine vinceranno, la domanda più difficile non poteva che arrivare da Stephen Hawking che ha chiesto al giovane CEO "a quale grande domanda della scienza vorrebbe avere risposta e perché". Ambiziosamente, Zuckerberg ha detto di essere molto curioso circa la possibilità di inquadrare le relazioni e la società umana in una legge matematica fondamentale. Inoltre ha riferito di voler investigare le logiche dell'apprendimento da parte dell'uomo e come questo potrebbe essere migliorato.

Arianna Huffington è entrata invece nel vivo di uno dei progetti più d'attualità del social network, le partnership di Instant Article, chiedendo al giovane CEO che prospettive intravede per il giornalismo e i giornali del futuro e che servizi intenda fornire loro. Zuckerberg ha riferito che a suo parere i contenuti saranno sempre più ricchi andando oltre a semplici composizioni di testi e foto, e comprendendo sia video che - in futuro - la realtà virtuale.
Oltre alle domande VIP, il CEO di Facebook ha avuto l'occasione di entrare nel merito di altri possibili investimenti da parte della sua azienda: ha così spiegato che a Menlo Park ci si sta adoperando per lo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, per cui si stanno assumendo sempre più ricercatori, nella convinzione che saranno sempre più utili e richiesti i servizi capaci di adattarsi all'utilizzo che se ne fa. L'esempio presentato è l'AI in grado di spiegare ad un ipovedente l'immagine caricata o quella che riesce a selezionare i contenuti online in base agli interessi mostrati dall'utente. Questa ricerca, peraltro, sembra essere molto in linea con l'interesse di Zuckerberg di approfondire le vie dell'apprendimento e dello dipanarsi del pensiero umano.

Guardando al lungo periodo l'altra scommessa di Facebook resta - come detto - la realtà virtuale, la cui strada è stata imboccata con l'acquisizione di Oculus Rift e che resta un pallino del giovane CEO. Ma c'è dell'altro: Zuckerberg parla addirittura della possibilità, un giorno, di condividere letteralmente le emozioni, i pensieri e le sensazioni proprio come ora si condividono messaggi, status ed articoli. Insomma, dopo Facebook sembra puntare a ridare alla parola "condividere" il suo senso originario.

Zuckerberg ha anche avuto modo di rispondere ad una domanda legata alle politiche aziendali che impongono l'utilizzo sulla piattaforma di un nome reale, una questione che ha sollevato diverse polemiche soprattutto rispetto al trattamento riservato alla comunità transgender, e che ora sbriga cercando di sminuire il problema: "Per real name non si intende il nome legale, ma semplicemente quello che si usa solitamente e con il quale si è conosciuti dai propri amici". Così, racconta, stanno lavorando per migliorare "il modo in cui affrontiamo la questione così da rispondere a tutte le esigenze dei nostri utenti".

In una sorpredentemente morigerata manifestazione di equilibrio, peraltro, il fondatore e CEO di Facebook ha spiegato anche che ha deciso di riconoscersi un salario di appena un dollaro perché "ho fatto abbastanza soldi e a questo punto voglio concentrarmi sul fare più bene possibile con quello che ho". Ambiziosamente, spiega, sono fin troppe le cose che nel mondo devono essere aggiustate e Zuckerberg ha la fortuna di avere l'opportunità di lavorare per farle funzionare in qualche modo.
In questo senso il suo massimo impegno è legato alla dibattuta iniziativa Internet.org, che - spiega nuovamente - serve a diffondere l'accesso alla Rete ovunque nel mondo per estendere i suoi benefici a chi al momento non può permetterseli per i costi o perché localizzato in aree afflitte da digital divide.

Claudio Tamburrino
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