Gaia Bottà

Google Foto non riconosce l'evoluzione

Persone classificate come gorilla, o come cani: Google rimedia all'imbarazzante errore che affligge molti dei sistemi di riconoscimento di immagini e promette di lavorare affinché il problema non si verifichi più

Roma - I sistemi di riconoscimento automatico delle immagini basati sul deep learning, implementati dai colossi della Rete per operare una prima classifiazione dei contenuti che ospitano, hanno evidentemente ancora molto da imparare.



A dimostrarlo, l'etichetta applicata su una serie di immagini caricate su Google Foto da un programmatore statunitense: forse complice il controluce, a rendere meno definiti i tratti dei volti dei due soggetti afroamericani, o delle loro espressioni giocose, il servizio messo a disposizione da Google nel corso della recente conferenza I/O ha classificato le due persone ritratte nelle foto come gorilla.

L'errore, di cui di recente si è scoperta imbarazzata vittima anche Flickr, è stato tempestivamente preso in esame da Google: il Chief Social Architect Yonatan Zunger si è confrontato con il programmatore vittima dello stigma, ha messo al lavoro i tecnici per rimuovere l'etichetta e ha ammesso il problema, corredando il fitto dialogo da sentite scuse.
Gli algoritmi di Google, ha spiegato Zunger, hanno difficoltà nel riconoscere i volti nel momento in cui si trovino ad analizzare immagini che presentino combinazioni particolari di contrasto, luce e colore della pelle: in precedenza, per motivi simili, il sistema di riconoscimento di immagini aveva scambiato esseri umani per cani. "C'è evidentemente ancora molto lavoro da fare nell'ambito della classificazione automatica delle immagini - ha confermato un portavoce della Grande G - e stiamo cercando di capire come evitare che questo tipo di errori si ripetano in futuro".

A Mountain View, infatti, le operazioni di ricerca nell'ambito del riconoscimento delle immagini fervono: i sistemi di intelligenza artificiale, è cosa nota, hanno bisogno di macinare informazioni su informazioni per affinarsi, e i dati caricati dagli utenti sui servizi della Grande G sono campo di prova per l'addestramento.

Gaia Bottà
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