Claudio Tamburrino

Il diritto all'oblio va storto negli USA

Google non lo applica negli States, ma inganna i consumatori nel momento in cui si dichiara impossibilitato a farlo: Consumer Watchdog chiede alla FTC di adoperarsi per importare il diritto all'oblio

Roma - L'associazione a tutela dei consumatori Consumer Watchdog ha chiesto alla Federal Trade Commission (FTC) di imporre a Google l'applicazione anche negli Stati Uniti del cosiddetto diritto all'oblio.

Il diritto all'oblio è una peculiare applicazione del diritto alla privacy declinata in Europa dopo una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 2014: in base ad esso i diretti interessati hanno il diritto a veder de-indicizzati dai motori di ricerca i link a pagine web la cui diffusione ritengono non sia più legata a motivazioni di cronaca e contingenze d'attualità. Il tutto si gioca d'altronde proprio sull'equilibrio tra diritto alla cronaca e quello alla privacy, tra i quali a far da discriminante dovrebbero essere i concetti di non rilevanza e non attualità: su tale definizione si è finora giocata la battaglia nel Vecchio Continente, con il Gruppo di Lavoro dei Garanti della privacy europei Articolo 29 a stabilire le linee guida per l'interpretazione corretta di tale nuova disciplina e Google ad applicarla nel concreto, caso per caso. Se il Gruppo dei 29 è sostanzialmente soddisfatto dell'applicazione della nuova normativa, Google resta invece prudente: la questione sembra assolutamente ancora aperta.

Anche per questo non mancano anche nel Vecchio Continente le istanze che vorrebbero cercare di imporne gli effetti anche al di fuori dei confini europei: ad esprimersi in questo senso è per esempio la Francia.
A suo ideale supporto, ora, si è schierato il Gruppo che lavora per la difesa dei diritti dei consumatori a stelle e strisce, Consumer Watchdog che ha chiesto alla FTC di considerare "ingiuste e ingannevole" l'atteggiamento di Google, che si dice impossibilitato ad offrire agli utenti statunitensi la possibilità di veder rimossi dai risultati del motore di ricerca i link contenenti il proprio nome che siano inadeguati o non più rilevanti.

Un esempio della capacità di agire in questo senso da parte di Google sarebbe costituita proprio dall'esempio europeo, ma anche dal recente impegno assunto nei confronti del cosiddetto revenge porn: se Mountain View si offre di rimuovere le immagini delle vittime, perché non fa altrettanto con i link che attentano alla reputazione dei cittadini?

Secondo Consumer Watchdog si tratta di una grave mancanza dal punto di vista dell'implementazione della disciplina della privacy nel paese ed una violazione della Section 5 del FTC Act, secondo cui sono proibiti comportamenti ingiusti e ingannevoli nei confronti del consumtore.
Per questo il Gruppo chiede alla Commissione di aprire un'inchiesta ufficiale nei confronti del motore di ricerca.

Claudio Tamburrino/em>
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