Gabriele Niola

WebTheatre/ Il figlio minore di Terminator

di G. Niola - Su YouTube, utenti asserviti al lancio di Terminator Genisys: una serie collaterale e pubblicitaria, che condanna la Rete alla dipendenza dal cinema

Roma - La tendenza a sfruttare YouTube e le YouTube star come volano pubblicitario a Los Angeles assume proporzioni inedite da qualche anno. Per Terminator Genisys è stata pubblicata online su tre canali diversi una mini webserie in tre puntate che coinvolge diversi youtuber statunitensi in una trama in stile Terminator. Per non farsi mancare nulla c'è anche l'apparizione di Schwarzenegger. Si tratta di un progetto a tutti gli effetti pubblicitario mascherato da contenuto satirico (sempre ridere si deve), l'equivalente di un pubbliredazionale (articoli di un giornale che fanno pubblicità ad un prodotto attraverso lo stile giornalistico).

Terminator Genisys: The YouTube chronicles

Terminator Genisys: The YouTube chronicles, coinvolge Olga Kay, Lilly Singh, Matthew Santoro e Toby Turner oltre al team di Machinima (più alla fine anche una serie di altri volti noti della rete americana come MisteryGuitarMan) e li vede alle prese con un Terminator venuto dal futuro che ha le fattezze di uno di loro. Ci penserà Schwarzenegger ad aiutarli.
Il punto però non è tanto questo, quanto il fatto che non sia il primo caso. Ci fu già un simile esperimento per il remake di Godzilla e uno per Hunger Games, tutti centrati nello YouTube Space di Los Angeles (lo studio che YouTube mette a disposizione di tutti). Nel caso di Godzilla era stata ricostruita una parte della scenografia del film da professionisti e qualunque youtuber era invitato a utilizzarla per farci un video, mentre nel secondo al canale Art Copy & Code era stato chiesto di creare e girare una storia che si svolgesse nell'universo del film.

Il risultato sono degli ibridi poco saporiti, esperimenti in cui la rete cerca di fare a tutti gli effetti il figlio minore del cinema, attirata da un pagamento e sicure visualizzazioni, senza contare la possibilità di lavorare con materiali, scene, professionalità, strumenti e qualche volta persino attori del cinema. A tutti gli effetti un'esca che mescola denaro e sogni ma il cui risultato è sempre quello di catturare gli utenti degli youtuber in questione. L'obiettivo dello studio di produzione del film che va promosso è sempre quello, creare una forma di promozione al film che sia diretta e venga sicuramente vista, che, addirittura, non solo promuova l'esistenza del film ma faccia fare allo youtuber il ruolo del testimonial.
Nonostante in Italia alcuni film abbiano iniziato timidamente ad usare internet per promuoversi, ancora non sono arrivati a finanziare piccole webserie: si sono limitati ad esperimenti smaccatamente pubblicitari, cioè alla creazione dell'equivalente dello spot all'interno dei canali più visti.
Benché possa sembrare una buona opportunità, in realtà si tratta dello svilimento peggiore che la rete può subire. Obbligati a promuovere un successo altrui, vincolati nelle idee e soprattutto soggetti all'uso di un linguaggio che non gli appartiene (quello del cinema e ancor peggio dei blockbuster, di fatto lontanissimi dalle possibilità di YouTube), i soggetti coinvolti in queste operazioni non possono che realizzare versioni peggiori, amatoriali e banali di ciò che promuovono, riuscendo nel doppio obiettivo di confermare l'idea che il cinema è sempre meglio e che ciò che si produce online è di qualità inferiore.

L'idea che internet sia un gigantesco spazio pubblicitario per mezzi audiovisivi in cui girano più soldi potrebbe essere combattuta unicamente con modelli di business alternativi, unicamente dando vita ad una piccola industria autonoma. Purtroppo questo è esattamente il problema al momento: i migliori talenti sono comprati da altri e non vedono l'ora di smettere di produrre per la rete, mezzo che non li paga. Per questo motivo sono preda di qualsiasi offerta.

TERMINATOR GENISYS: THE YOUTUBE CHRONICLES PART 3


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