Claudio Tamburrino

Facebook e tracciamento, chi è il Malandrino?

Niente internship per lo studente che dalla sua stanza ad Harvard aveva lanciato l'estensione che ha messo in imbarazzo Facebook, rendendo esplicito il tracciamento operato dall'app Messenger

Roma - Lo studente responsabile della Marauder's Map, l'estensione per Chrome che ha messo in imbarazzo Facebook dando forma alla sua raccolta di dati geolocalizzati attraverso Messenger, ha descritto in un paper accademico la propria esperienza. E di come si sia visto ritirare la proposta di internship che gli era stata fatta dal social network.

La mappa del Malandrino, che prende il proprio nome dalla saga di Harry Potter, aveva portato all'attenzione di tutti la quantità di informazioni raccolte da Messenger in maniera più o meno chiara: in particolare razionalizzava i dati di geolocalizzazione condivisi automaticamente con ogni messaggio scambiato attraverso l'app, riportando su una mappa tutti gli spostamenti dei propri amici in ordine cronologico.

Lo studente Aran Khanna, di Harvard come Mark Zuckerberg, l'ha lanciata lo scorso 26 maggio e l'ha vista ben presto diventare virale ed essere scaricata più di 85mila volte, anche grazie alla grancassa creata da osservatori e utenti preoccupati dalle implicazioni per la privacy che sollevava.
Per quanto non sfruttasse un bug di Facebook, né accedesse a nulla a cui l'utente non avesse accettato di sottostare o non potesse scegliere di rinunciare (nelle condizioni d'uso del social network era indicato che ogni messaggio potesse essere associato alla posizione del mittente), Facebook era stata colpita dall'indignazione e dalle proteste e per questo era subito corso ai ripari.
Innanzitutto il social network ha chiesto a Khana di rimuovere l'estensione, poi ha modificato le sue impostazioni di privacy e reso esplicita la scelta di condivisione della propria posizione attraverso Messenger.

Ciò nonostante le polemiche hanno avuto strascichi che sono arrivati, appunto, fino al giovane studente che ha visto ritirata la proposta di internship attraverso cui sarebbe dovuto andare a lavorare per Facebook, per quel Mark Zuckerberg che ha dato il via alla sua avventura milionaria dalla sua stanza di Harvard.

Claudio Tamburrino
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