Luca Annunziata

C'è ancora zaffiro nel futuro di Apple

Il fallimento di GT Advanced Technology ha fatto la fortuna di un fornitore russo. Che potrebbe essere la chiave per schermi super-resistenti per il melafonino

Roma - Alla fine dello scorso anno Apple aveva assistito, suo malgrado?, all'implosione di GT Advanced Technology e del suo desiderio di equipaggiare i propri smartphone con un vetro anteriore di cristallo zaffiro. L'azienda con sede negli USA aveva ottenuto un importante commessa da Cupertino, promettendo grandi cose: poi purtroppo, non è mai stato chiarito perché, alle promesse non erano seguiti i fatti e Apple aveva ritirato i propri ordini spingendo il suo fornitore alla bancarotta. Determinando però al contempo la fortuna di un'altra azienda russa, Monocrystal, che in questo modo si è accaparrata la fornitura dei componenti dell'Apple Watch e forse non solo.

Una recente indagine di mercato pubblicata da un'azienda che si occupa di analisi, la Yole Developpement, ha incoronato infatti Monocrystal come il più importante attore a livello planetario nel settore dei cristalli minerali artificiali per l'impiego in elettronica: sono in pochi in questo comparto ad essere riusciti a chiudere il 2014 in attivo, l'azienda russa è una di questi ed è anche riuscita a superare in termini di quote di mercato i più diretti concorrenti giapponesi. Merito senza dubbio degli ordini di Apple, e la spinta propulsiva fornita da questo incentivo pare abbia generato anche interessanti sviluppi per il futuro dell'azienda.

A luglio infatti Monocrystal è riuscita a produrre, tramite il proprio consolidato metodo di produzione basato sul processo ideato da Spyro Kyropoulos, una boule di cristallo zaffiro da record: circa 135 chilogrammi, un risultato molto significativo in termini assoluti e che potrebbe spianare la strada al sogno di Cupertino di avere schermi in zaffiro sintetico sui suoi smartphone.
Per ottenere una produzione adeguata ed economicamente conveniente di questo materiale, infatti, occorre partire da boule (l'equivalente del wafer di silicio: un grosso cilidro da fare a fette per ricavare singoli elementi) di dimensioni decisamente superiori al passato per ricavare strati successivi da ritagliare nella forma degli schermi. Boule piccole significa meno schermi per sezione, più sfrido, più tempo necessario per accrescere altro materiale grezzo da lavorare: al contrario i progressi di Monocrystal sembrano prospettare lo scenario inverso, nel quale invece la disponibilità di prodotto finito dovrebbe essere tale da garantire i milioni di esemplari di iPhone che Apple sforna ogni anno.

Per la fine del 2015, Monocrystal stima di poter incrementare ulteriormente la propria produzione di un altro 20 per cento: considerato che già controlla il 30 per cento del mercato globale, ci sono margini anche per pensare che il prossimo settembre Apple avrà una novità in più da aggiungere alla scheda tecnica del suo iPhone, che già dovrebbe essere equipaggiato con una lega di alluminio più robusta per evitare che di nuovo parta la demenziale gara a piegare uno smartphone in diretta YouTube.

Luca Annunziata
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