Claudio Tamburrino

Google e l'oblio ricorsivo

Dal Regno Unito arriva la richiesta a Mountain View per rimuovere le storie che raccontano delle richieste di rimozione di link nel suo motore di ricerca

Roma - L'Information Commissioner's office (ICO) britannico vorrebbe chiudere idealmente il cerchio della tutela della privacy in Europa chiedendo a Google e agli altri motori di ricerca di rimuovere i link anche a quelle notizie che raccontano delle richieste di rimozione ricevute in forza del diritto all'oblio.

Il diritto all'oblio è quella delicata applicazione europea del diritto alla privacy che riconosce la possibilità di veder "dimenticati" alcuni link che secondo il diretto interessato dovrebbero rimanere sepolti nel passato,
un equilibrio tra il diritto alla cronaca e quello alla privacy: è frutto dell'interpretazione di una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 2014 in base alla quale i diretti interessati hanno il diritto a veder de-indicizzati dai motori di ricerca i link a pagine web, la cui diffusione ritengono non sia più legata a motivazioni di cronaca e contingenze d'attualità.

Paradossalmente il caso ha portato alla ribalta il cittadino spagnolo Mario Costeja González che aveva adito la corte per farsi dimenticare: cercando il proprio nome su Google, esso era chiamato in causa da alcuni articoli riguardo l'asta di immobili sottoposti, 16 anni prima, ad un pignoramento. Una notizia a cui non voleva più essere collegato. Anche la vicenda dell'ex-vertice della F1 Max Mosley che chiedeva la de-indicizzazione di alcune foto che lo ritraggono in posizioni compromettenti ha finito per portare ad un pericoloso effetto boomerang che ha rilanciato il nome dell'uomo (ed il riferimento alle foto) a girare senza controllo online.
Come testimoniano questi due episodi, ed il fatto stesso di averli citati, l'idea di un diritto all'oblio nella pratica si scontra con la velocità con cui una notizia si diffonde online e con le logiche di trasparenza che fanno venire alla luce anche le notizie legate alla richiesta di rimozione del contenuto che si ritiene scomodo. Questo è proprio il meccanismo che le autorità britanniche vorrebbero disinnescare, obbligando i motori di ricerca a non tenere traccia neanche delle notizie che riportano delle richieste di rimozione.

Nel caso specifico, le autorità sono intervenute chiedendo a Google di rimuovere nove link a news che documentavano la richiesta di rimozione di alcune notizie risalenti a più di dieci anni fa e relative ad un'accusa criminale.

Secondo il vicecommissario dell'ICO David Smith "la sentenza della corte europea era chiara nello scopo di ottenere che il nome di un individuo sia protetto dall'apparire sui motori di ricerca collegato ad una determinata notizia".

Claudio Tamburrino
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