Claudio Tamburrino

Ashley Madison, utenti traditi e class action

Alcuni utenti chiedono un rimborso per la propria privacy violata. Intanto gli hacker continuano a mettere in imbarazzo divulgando email e contatti

Roma - Mantenendo la promessa contenuta nella loro minaccia e pubblicando online i dati ottenuti dal loro attacco ai danni del sito ashleymadison.com, gli hacker responsabili hanno scoperchiato il vaso di Pandora e come vuole la legenda non vi si può porre rimedio: anzi, dopo il primo blocco di dati divulgati è arrivata una seconda tranche di informazioni personali e sensibili carpiti al sito di incontri clandestini, che dovrà probabilmente vedersela anche con una class action.

La nuova ondata è stata accompagnata da un messaggio destinato a Noel Biderman, fondatore e CEO di Avid Life Media (l'azienda che controlla il sito di incontri), e che in un primo momento aveva tacciato come poco credibili i dati rilasciati online dagli hacker: "Hey Noel - scrivono gli hacker - ora puoi ammettere che è tutto reale". D'altra parte i dati ora divulgati sembrano terribilmente dettagliati, tanto da permettere eventualmente di risalire alle persone che si nascondono dietro i profili creati per incontri clandestini tramite il sito.

In particolare sono centinaia le email direttamente riconducibili dipendenti del Governo degli Stati Uniti, secondo quanto riferisce Associated Press, alcuni apparentemente impiegati in posti strategici alla Casa Bianca, che avrebbero usato la connessione dei loro uffici federali per accedere e pagare le quote di iscrizioni del sito di fedifraghi.
Tra le personalità di spicco coinvolte vi sarebbero almeno sue assistenti procuratori, un addetto informatico all'Ufficio Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti, diversi impiegati (quindi non personalità politiche elette) del Dipartimento di Giustizia, del Dipartimento di Stato, dell'Energia, del Tesoro, dei Trasporti. Addirittura vi sarebbero centinaia di email collegate a Pentagono o Esercito: sul punto sarebbero già state aperte le indagini in quanto l'adulterio può essere considerato un reato per il Codice della Giustizia militare.

Più preoccupante direttamente per Avid Life Media è la denuncia che cerca lo status di class action depositata da alcuni avvocati, e che chiedono circa 760 milioni di dollari di danni a nome dei canadesi le cui informazioni sono state divulgate online a seguito dell'attacco. Anche un vedovo di Ottawa, Eliot Shore, ha già depositato la sua personale denuncia.

Anche se questi guai giudiziari dovessero restare nuvole all'orizzonte, d'altra parte, i tentativi di di porre fine al leak inviando richieste di rimozione di contenuti protetti da diritto d'autore in base alla normativa DMCA sembrano disperati, e Avid Life sarà già costretta a rinviare il suo esordio sul mercato azionario pubblico.

Claudio Tamburrino
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