Gaia Bottà

Lizard Squad, arresti e vendette

Un nugolo di giovani viene arrestato con il sospetto di aver abusato della macchina da DDoS a pagamento lanciata dalla crew nei mesi scorsi. Le lucertole li vendicano con un contrattacco informatico

Roma - Hanno tutti tra i 15 e i 18 anni e sono sospettati di aver brandito contro un quotidiano britannico, contro una scuola, contro piattaforme di gaming e di e-commerce il servizio di DDoS a pagamento Lizard Stresser, reso popolare dai guastatori di Lizard Squad a seguito degli attacchi natalizi condotti contro le reti videoludiche online di PlayStation e Xbox e presto condannato all'oblio: le autorità britanniche li hanno arrestati. E per tutta risposta, ad essere arrestato, almeno temporaneamente, è stato il sito della National Crime Agency (NCA) del Regno Unito.

La NCA ha condotto l'operazione Vivarium per sventare e prevenire una certa forma di cybercrime giovanile, spiegano le autorità nel comunicato in cui danno conto dell'azione, una piaga ben rappresentata dalla baldanza delle campagne offensive di Lizard Squad. La NCA riferisce di aver arrestato nei giorni scorsi 6 giovani, azioni che sono seguite a due precedenti fermi per altri due 17enni, e che si affiancano a delle visite informali che sorprenderanno presso le loro abitazioni 50 cittadini britannici, un terzo dei quali con meno di 20 anni, registrarti ai servizi di Lizard Stresser ma sul capo dei quali non pende alcun sospetto di attività illecite. Verranno semplicemente informati del fatto che "gli attacchi DDoS sono illegali" e che possono infliggere gravi danni ai titolari dei siti colpiti, e del fatto che "commettere reati informatici può limitare seriamente le loro libertà, il loro accesso a Internet, ai dispositivi digitali e alle prospettive di carriera".

Non è trascorsa che una manciata di ore, quando quello che si presenta come l'account ufficiale Twitter di Lizard Squad ha provocatoriamente rivendicato un attacco al sito della NCA, temporaneamente abbattuto da una vendetta a mezzo DDoS.
Le autorità britanniche si sono affrettate a precisare che si è trattato di un semplice DDoS, e che non si è verificata alcuna compromissione.



Gaia Bottà
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