Happy Birthday, festa per il pubblico dominio

Happy Birthday, festa per il pubblico dominio

La canzone che genera più profitti affonda le proprie origini in un passato troppo confuso. A stabilirlo è l'ultima sentenza che ha invalidato i diritti di Warner
La canzone che genera più profitti affonda le proprie origini in un passato troppo confuso. A stabilirlo è l'ultima sentenza che ha invalidato i diritti di Warner

Passano gli anni, ma la polemica sui diritti legati alla celebre “Happy Birthday to you” resta: ad occuparsi della vicenda, da ultimo, è la Corte federale di Los Angeles, secondo cui la canzone degli auguri di compleanno più cantata al mondo potrebbe non essere protetta da copyright ormai da anni .

La famosissima canzone, che costituisce ormai un sostrato culturale comune e – grazie alle sue innumerevoli traduzioni – mondiale, sembra sia stata scritta nel 1893 da due maestre d’asilo, le sorelle Mildred e Patty Hill: dopo qualche passaggio editoriale è diventata proprietà di Aol Time Warner/Warner Chappel Music, secondo la quale ancora oggi e fino al 2030 chiunque desideri cantare in pubblico “Tanti auguri a te”, anche solo al ristorante, dovrebbe corrisponderle le relative royalty. Un problema soprattutto per produttori cinematografici e registi che anche per questo cercano di evitare di utilizzarla.
Proprio in base a tali diritti, in ogni caso, la multinazionale ha continuato a guadagnare dalla canzoncina circa 2 milioni di dollari l’anno, anche se è dal 1946 che nessun parente delle autrici riceve un compenso per essa.

Se si pensa che l’estensione del diritto d’autore dopo la morte dell’autore serviva in origine a compensare gli eredi, la vicenda “Happy Birthday” ben rappresenta le contraddizioni di un’evoluzione della normativa in materia che ha esteso la durata sulla proprietà intellettuale sulle opere creative. Tuttavia negli Stati Uniti, dove in particolare il Sonny Bono Act ha esteso ulteriormente di 20 anni i termini di scadenza, non si parla di diritto d’autore ma di copyright: per quanto spesso i due concetti corrispondano non si tratta di una coincidenza esatta, con il diritto sulle copie anglosassone che ha un accento più marcato su chi produce rispetto all’autore.
Oltre a tale distinzione concettuale ed etimologica, problemi per Warner sono sorti da diversi lavori, ricerche accademiche ed accuse che da anni stanno cercando di dimostrare che la canzone sia già nel pubblico dominio, ovvero fuori dalla protezione del copyright che negli Stati Uniti è arrivato a durare 70 anni oltre la morte dell’autore.

Warner basa i suoi diritti sulla registrazione di copyright da parte della Clayton F. Summy co. del 1935, da essa acquisita nel 1988.
Secondo diverse accuse che si sono accavallate nel corso degli anni, tuttavia, la canzone sarebbe anche antecedente alla composizione delle due maestre, che si sarebbero limitate a farne una versione a fini didattici, condizione che la farebbe già trovare fuori dalla tutela del copyright.

L’ ultima accusa , portata avanti dalla casa di produzione Good Morning to You Productions , al lavoro su un documentario dedicato alla canzone, sottolineava come la registrazione coprisse solo alcuni tipi di arrangiamento ma non la canzone di per sé, i diritti sulla quale sarebbero scaduti intorno al 1921 o al massimo nel 1949. Le maestre, insomma, si sarebbero limitate a creare un nuovo testo per una melodia nota, o al massimo frutto della composizione di melodie note al tempo, mentre la registrazione ora in possesso di Warner coprirebbe solo alcuni arrangiamenti al pianoforte e le parole della loro versione alternativa “Good Morning to You”.

Il giudice George H. King ha ora accolto la dettagliata tesi dell’accusa, sostenuta da un corposo numero di prove tra cui un manoscritto rinvenuto nella biblioteca dell’Università di Louisville che tra le “Canzoni per l’Asilo” conterrebbe una versione di “Good Morning to You” antecedente ad “Happy Birthday”. Oltre a essere stata giudicata a href=”https://www.techdirt.com/articles/20150922/18242832337/judge-says-warner-chappell-doesnt-hold-copyright-happy-birthday-not-that-public-domain.shtml” target=”_blank”>tecnicamente un’opera orfana poiché l’attribuzione si perde nel passato, secondo il giudice King, i diritti non sarebbero mai stati correttamente trasferiti a Warner.

In base a tale motivazioni Good Morning to You Productions pretende da Warner la restituzione dei milioni di dollari raccolti in forza di tale proprietà intellettuale nel corso degli anni. Ma la questione dei danni dovrà essere affrontata in una fase successiva del procedimento e presumibilmente dovrà prima attendere l’esito della richiesta di appello da parte di Warner.

Claudio Tamburrino

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Pubblicato il
23 set 2015
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