Gaia Bottà

Russia: upload filtrati nel nome del copyright

Il social network VKontakte dovrà prepararsi a monitorare le attività dei propri utenti per tutelare i diritti dei brani musicali finora condivisi senza autorizzazione. Uno sforzo da affrontare per non rinunciare agli affari?

Roma - Un sistema di filtri che agiscano preventivamente, inibendo l'atto del caricamento di brani musicali protetti dal diritto d'autore: la giustizia russa ha imposto al social network VKontakte di vigilare sugli upload.

A stabilirlo, una decisione della corte arbitrale di San Pietroburgo nel caso sollevato nel 2014 da Universal Music Russia, Warner Music UK e Sony Music Russia che, sotto l'egida di IFPI, avevano mosso denuncia nei confronti del social network: lo avevano definito un "servizio di file sharing musicale senza regole", che non opera alcun controllo e non si assume alcuna responsabilità rispetto alla azioni dei propri utenti. L'industria dei contenuti riteneva inammissibile sottostare al meccanismo previsto dalle condizioni d'uso, che invitavano il detentore dei diritti violati a rivolgersi al responsabile della violazione, e considerava insufficienti le tecnologie fino a quel momento implementate per tutelare l'industria dai caricamenti illeciti.
VKontakte, da anni nella lista nera dell'industria del copyright, si era così dovuto confrontare con la giustizia russa e con la richiesta di risarcimento da 50 milioni di rubli, che ora valgono quasi 680mila euro.

La decisione del tribunale, per le cui motivazioni è ancora necessario attendere, non contempla alcun risarcimento ma impone al social network di procedere alle rimozioni dei contenuti caricati illecitamente, nella fattispecie 23 brani scelti a campione dall'industria per testimoniare le violazioni, e di approntare un sistema di filtri preventivi che sappiano scongiurare ulteriori violazioni che investano il catalogo delle major.
Numerosi servizi focalizzati sulla condivisione dei contenuti si sono in passato opposti all'introduzione di questi tipi di filtri, lamentando l'impossibilità di vigilare sui propri utenti per motivi tecnologici, etici o normativi: c'è chi di fronte a queste imposizioni, come Hotfile o Rapidshare, ha scelto di rinunciare al proprio business. YouTube, invece, ha progressivamente conquistato la fiducia dell'industria e ha costruito un business intorno a Content ID, e Facebook si sta preparando a ripercorrere i suoi passi. VKontakte, che ha incassato positivamente la decisione, assicura di non voler essere da meno: "stiamo lavorando costantemente a migliorare le nostre tecnologie" ha spiegato un portavoce del social network.

In quanto piattaforma generalista e fortunato strumento per la fruizione di contenuti in streaming, VKontakte appare decisa nel giocare al braccio di ferro con l'industria dei contenuti: con Sony, inizialmente nel manipolo degli attori della causa russa, ha stretto un accordo stragiudiziale nel corso dell'estate, che si mormora preveda la monetizzazione dei contenuti concessi in licenza dall'etichetta. Del resto, anche Universal e Warner dichiarano apertamente per bocca di IFPI di auspicare che la decisione "contribuisca a creare un contesto favorevole per lo sviluppo di un prospero mercato per la musica concessa in licenza in Russia".
È noto però che le dinamiche delle negoziazioni fra detentori dei diritti e intermediari non sono affatto pacifiche: VKontakte dovrà probabilmente considerare il fatto che, secondo recenti analisi, oltre la metà degli utenti perderebbe interesse nel social network qualora l'offerta di musica venisse a mancare.

Gaia Bottà
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