Editoriale 25/4/2000

L'open source può rappresentare, per gli anni a venire, il canale preferenziale per la circolazione di software fra piattaforme diverse, un denominatore comune capace di eliminare le distanze e unire le forze delle varie comunità di sviluppatori

Mi ha fatto molto piacere in queste settimane ricevere le molte mail di utenti Mac, Amiga, Linux, BeOS, OS/2 e molti altri ancora, mail che mi danno la netta sensazione che il mondo delle comunità di utenti sia in pieno fermento. Io ritengo che in futuro tutte queste comunità, grandi o piccole che siano, potranno avere un comune denominatore: l?open source. E? il software open source che ha portato alla fama Linux, ed è sempre il software open source che ha ridato vitalità a sistemi operativi come OS/2 o che oggi dà speranza agli utenti Amiga.
L?open source è, a mio modo di vedere, la risposta al rischio frammentazione, al rischio incompatibilità, al rischio ghettizzazione. Domani potremo avere 10, 100, 1000 piattaforme una diversa dall?altra, ma tutte con una grande base di applicativi in comune: e questo grazie al codice aperto e alla possibilità, da parte di chiunque, di convertirlo per la piattaforma che più gli piacerà. A quel punto non importerà più se io utilizzerò Amiga e tu Mac, io Linux e tu BeOS: potremo utilizzare lo stesso programma di chat, la stessa suite per l?ufficio, lo stesso Web server, lo stesso programma di grafica.
La fine dei software commerciali? No, non credo. I prodotti commerciali potranno continuare a detenere la parte alta del mercato, coprire campi specialistici e, più in generale, offrire soluzioni mirate e personalizzate. Ogni software commerciale potrà poi sfruttare, per ogni piattaforma, i suoi punti di forza: chessò, l?editing video per Amiga, la grafica per il Mac, l?embedded per Linux od il mission critical per Solaris. Per quanto riguarda il software open source i guadagni verranno dai servizi o, anche qui, dall?offerta di soluzioni mirate a soddisfare esigenze particolari.
In fondo questo è un cambiamento già in atto, sotto gli occhi di tutti, e che nei prossimi anni coinvolgerà ogni piattaforma che possa contare su una propria comunità di utenti/sviluppatori. Niente più inutili guerre di religione, ma sana circolazione di idee.
Alessandro Del Rosso