Claudio Tamburrino

Square si avvicina a Wall Street

Depositati i documenti propedeutici all'esordio in borsa per il servizio di pagamenti. Diversi i fattori di rischio: dal ruolo del CEO Dorsey alle frodi, passando per l'insuccesso dell'accordo con Starbucks

Roma - Square inc. ha annunciato di aver depositato presso la Security Exchange Commission statunitense i documenti necessari per esordire sul mercato finanziario a stelle e strisce: ha così avviato la procedura per l'initial public offering (IPO) delle sue azioni a Wall Street.

Square offre una tecnologia per i pagamenti mobile che sfrutta un sistema hardware ad hoc per implementare i pagamenti contactless attraverso smartphone.
Il suo modello di business coincide con quello di una compagnia di carte di credito: si riserva una percentuale sulla transazione effettuata attraverso la sua piattaforma, 2,75 per cento a strisciata, o 3,75 per cento più 15 centesimi per le transazioni inserite manualmente. Al momento questo genera più di 850 milioni di dollari l'anno.

Devono ancora essere divulgati il numero delle azioni da offrire ed il prezzo proposto per le azioni che verranno contrassegnate dal simbolo "SQ", tuttavia non sembra poter avvicinarsi alle cifre record fatte segnare dagli esordi di altri protagonisti del mercato ICT recentemente comparsi in borsa, come da ultimo Alibaba.
Tra i fattori di rischio connaturati strettamente al business di Square ci sono le modalità con cui affronta i possibili casi di frode: in qualità di intermediario tra venditore ed acquirente, Square mantiene una parte di responsabilità e nel caso dunque di comportamento illecito ha rischi diretti di perdita. In particolare, si legge nei documenti, nei trimestre che si è concluso lo scorso 31 marzo Square ha perso 5,7 milioni di dollari a causa della frode legata ad un singolo venditore che utilizzava il suo sistema di pagamenti: quella delle frodi legate ai pagamenti con carte di credito è peraltro un argomento particolarmente dibattuto ed attuale negli Stati Uniti e per cui si sta affrontando il passaggio dalle carte magnetiche a quelle con chip integrato, più sicure rispetto ad eventuali manomissioni da parte di malintenzionati.

Inoltre dai documenti depositati per l'IPO emerge che un ulteriore rischio è costituito dai numeri legati all'accordo che dal 2012 al 2015 ha legato l'azienda a Starbucks: per quanto una partnership con l'importante catena potesse sembrare vincente, le transazioni effettuate dai clienti sono costate a Square più di quanto le hanno permesso di incassare.

Possibili segni di preoccupazione per gli investitori, poi, sono individuati nella dirigenza: ad aver fondato l'azienda nel 2009, insieme a Kim McKelvery, e a guidarla ancora c'è Jack Dorsey, recentemente confermato nella posizione di CEO di Twitter ed ancora maggior azionista di Square con il 24,4 per cento dell'azienda.

Claudio Tamburrino
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