Gaia Bottà

Aurous fermo causa RIAA

Il tribunale che si sta occupando del caso appena aperto ha disposto una ingiunzione temporanea: nei prossimi giorni la piattaforma di streaming illustrerà la proprie ragioni. Anche contro i metodi dell'industria, troppo simili a SOPA

Roma - Il 28 di ottobre è la data fissata per il confronto in tribunale, giorno in cui Aurous, ambiziosa piattaforma per lo streaming di musica rastrellata altrove e distribuita con un meccanismo P2P ancora da sviluppare, ribatterà alle accuse formulate dall'industria della musica all'indomani del suo lancio pubblico. Nel frattempo, i download del client sono stati interrotti.



Le etichette rappresentate da RIAA, Atlantic Records, Warner Bros, UMG, Sony e Capital Records, hanno agito tempestivamente: benché la piattaforma di streaming non avesse sviluppato un modello di business e si proponesse senza il supporto dell'advertising, benché non avesse ancora messo in atto il sistema di distribuzione dei contenuti e non avesse ancora cominciato ad attingere a tutte le fonti promesse, nella denuncia depositata nei giorni scorsi sosteneva che Aurous stesse "traendo un diretto beneficio dalla violazione del copyright nel creare una base di utenti che potrebbe monetizzare ora o più avanti nel tempo con l'advertising e con altri metodi per generare fatturato". Contestualmente alle accuse, e alla richiesta di compensazioni per 3 milioni di dollari, RIAA premeva per un'ingiunzione volta a sospendere il servizio.

Il tribunale ha accolto la richiesta, imponendo nei giorni scorsi il blocco di tutte le attività di tutti coloro che partecipassero ad Aurous e proibendo loro "di violare o di causare, abilitare, facilitare, incoraggiare, promuovere o indurre la partecipazione alla violazione dei diritti d'autore dei denuncianti". Da quel momento in poi, i download del client sono stati sospesi presso il sito ufficiale della piattaforma.
Aurous promette con spavalderia di lottare, di dimostrare che l'impiego delle API di servizi che rendono la musica disponibile al pubblico su cui sui basa la piattaforma è un'operazione completamente legittima. Una battaglia che si sente investita di combattere anche per contrastare le pretese di RIAA, che vorrebbe che i giudici intervenissero per disporre che tutti i soggetti che forniscono servizi a Aurous, considerati alla stregua di corresponsabili, taglino ogni tipo di rapporto con la piattaforma: la proposta di legge statunitense Stop Online Piracy Act (SOPA), che prevedeva proprio la responsabilizzazione e il coinvolgimento di fornitori di servizi terzi, era stata deposta a suo tempo perché avrebbe potuto compromettere la stabilità della Rete.

Gaia Bottà
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