Claudio Tamburrino

Google, la realtà aumentata del giornalismo

Parte dal New York Times il progetto che lega Cardboard alla fruizione delle notizie. Ma non è la sola iniziativa che muove dai colossi del Web: Mountain View, Facebook e Twitter riusciranno a plasmare a propria immagine il giornalismo?

Roma - Il New York Times ha annunciato un progetto di realtà virtuale in collaborazione con Google: si chiama NYT VR e prevede, per gli abbonati della versione cartacea del giornale, l'invio di Google Cardboard, il sistema economico di Mountain View per la fruizione della realtà virtuale.

NYT Cardboard

Con NYT VR saranno distribuiti il prossimo 7 novembre più di un milione di dispositivi di cartone, con alcuni abbonati alla versione digitale che riceveranno un codice promozionale per ottenerlo, il tutto ai fini di una nuova, immersiva fruizione delle notizie: montandoli sugli smartphone e scaricando l'app gratuita per la realtà virtuale del Times (disponibile dal 5 novembre sugli store digitali di Android ed iOS) potranno essere utilizzati per vedere il film-reportage, girato in collaborazione con l'azienda Vrse che si occupa di VR, dal titolo "The Displaced", che racconta la storia di tre bambini provenienti dal Sudan, dall'Ucraina e dalla Siria. Altri due film in VR saranno inoltre distribuiti dal Times quest'anno ed altri sono attesi per il 2016.

Il New York Times non è stata la prima testata a pensare alla realtà virtuale come nuova forma di diffusione delle notizie: proprio sfruttando Cardboard a settembre Frontline aveva per esempio distribuito un documentario sulla diffusione dell'Ebola.
Non si tratta, d'altra parte, neanche della prima iniziativa da parte di Google per cercare di riappacificarsi con gli editori, con cui è da anni ai ferri corti a causa delle divergenze di opinioni circa il suo aggregatore di notizie Google News ed in particolare sulla proprietà intellettuale delle anteprime degli articoli e sull'utilità della pubblicità gratuita offerta attraverso di esse dal motore di ricerca: oltre a stanziare una serie di fondi per "promuovere insieme agli editori l'innovazione del giornalismo digitale", ha per esempio proposto Accelerated Mobile Pages, standard capaci di contenere i tempi di caricamento delle notizie da mobile.
Google non è poi l'unica azienda della Rete a cercare i favori degli editori: proprio in questi giorni Facebook Instant Articles sta acquisendo concretezza e Twitter sta delineando ulteriormente il progetto Moments. Il social network di Zuckerberg sta mettendo a disposizione il suo Instant Articles, l'app in beta per la condivisione facilitata di notizie sulla sua piattaforma, non più solo ad un gruppo di prova ma a tutti gli utenti iOS, la piattaforma di microblogging ha assunto l'editor del New York Times Marcus Mabry per supervisionare il progetto che vuole offrire una raccolta di commenti, contenuti e testimonianze rigorosamente live che si affastellano fra i cinguettii.

Claudio Tamburrino
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