Alfonso Maruccia

Silk Road, galera per l'agente corrotto

Per Carl Force, dopo la dichiarazione di colpevolezza arriva la condanna. L'avvocato lamenta l'eccesso della pena e denuncia: il mio cliente è malato, non avrebbe mai dovuto lavorare al caso

Roma - Il giudice distrettuale Richard Seeborg ha condannato Carl Force a 78 mesi di galera, una pena decisamente superiore ai 48 mesi chiesti dall'avvocato difensore dell'ex-agente DEA invischiato nello scandalo del caso Silk Road.

Assieme a Shaun Bridges, che attende di ricevere la sentenza a dicembre, Force era infatti parte della task force di Baltimora che ha incastrato il boss di Silk Road (Dread Pirate Roberts ovverosia Ross Ulbricht) e ha portato alla chiusura l'oramai famigerato marketplace della droga nascosto all'interno della darknet di Tor.

Durante l'indagine su Silk Road, però, Force ha perseguito interessi, per così dire, molto più personali: l'agente dell'antidroga statunitense ha provato in due diverse occasioni a estorcere denaro a DPR, offrendosi per di più di "vendere" informazioni in merito a una (allora segreta) indagine in corso sul marketplace.
Force, che assieme a Bridges si era già dichiarato colpevole lo scorso luglio, è stato condannato per estorsione, riciclaggio di denaro sporco (sotto forma di bitcoin) e ostacolo all'azione giudiziaria. Il giudice Seeborg ha definito il tradimento del pubblico interesse di Force "semplicemente da mozzare il fiato", ma l'avvocato difensore ha ovviamente un'opinione completamente diversa della sentenza.

Force soffre di problemi psichiatrici, dice l'avvocato, i 6 anni di prigione che gli sono stati inflitti sono troppi in relazione al suo stato di salute. E non avrebbe dovuto mai fare quel lavoro sotto copertura: l'ex-agente della DEA aveva avuto un crollo psicologico dopo una missione (ancora in incognito) a Puerto Rico nel 2008, e venne riammesso al suo ruolo solo due anni dopo.

Alfonso Maruccia
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