Claudio Tamburrino

Facebook: fate gli Indiani

Ai suoi dipendenti mostra come ci si connette in India, rallentando la connessione degli uffici per comprendere su cosa si deve lavorare per servire i paesi dove l'infrastruttura è debole

Roma - Facebook ha trovato un modo originale e probabilmente efficace per far capire ai propri dipendenti i problemi su cui devono lavorare: il martedì, per un'ora, rallenterà la velocità di connessione disponibile nei suoi uffici al livello del mercato indiano.

L'iniziativa si chiama "2G Tuesday" e ha l'obiettivo di mostrare ai dipendenti come l'app del social network funzioni con connessioni lente, per creare empatia tra gli ingegneri comodamente al lavoro con le loro connessioni della Silicon Valley ed i mercati emergenti.

Le prime testimonianze sembrano in questo senso cogliere nel segno: "Ha messo decisamente a dura prova la mia pazienza - racconta il direttore dello sviluppo Tom Alison della sua prima connessione 2G all'app - Sembrava che diverse funzioni non operassero correttamente".
Si tratta di una condizione in cui navigano diversi milioni di utenti sparsi per il mondo, tuttavia l'interesse è in particolare per l'India, cui fa riferimento la velocità scelta per il martedì e verso cui al momento tendono gli sforzi di Facebook: Zuckerberg spera insomma di dare nuovi dati - frutto dell'esperienza personale - ai propri ingegneri per lavorare a servizi ottimizzati per connessioni più lente.

Il CEO di Facebook, d'altra parte, proprio in questi giorni è in India ed ha parlato, all'Indian Institute of Technology di Nuova Delhi, del progetto per portare "un altro miliardo di persone online": l'obiettivo, spiega, è quello di connettere tutto il mondo e - anche se l'India rappresenta già il secondo mercato più grande per il social network - non si può prescindere dai milioni di persone che nel Paese ancora non ha una connessione.

Nell'occasione Zuckerberg ha parlato anche dei possibili problemi del progetto portato avanti nel Paese, Internet.org, rispetto alla net neutrality: ha spiegato che "è una responsabilità morale pensare a chi non può proprio connettersi ed assicurarsi che tali principi non finiscano per danneggiare chi non ha una voce".

Claudio Tamburrino
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