Gabriele Niola

WebTheatre/ Il business della viralitÓ

di G. Niola - Video prodotti dagli utenti con alto potenziale di condivisione cercasi: Jukin Media li acquista e li mette a frutto, rivendendoli o guadagnando sulle violazioni di copyright

Roma - Una delle grandi contraddizioni insita nell'essenza stessa del concetto di video virale è il fatto che è si tratti di prodotti ad alto livello di visualizzazioni ma impossibili da monetizzare. Hanno il pubblico ma non possono farci nulla, perché non sono prevedibili, nessuno può sapere prima che un video sarà virale, e soprattutto nella grandissima maggioranza dei casi chi si trova per le mani un video virale non appartiene al mondo della produzione o distribuzione, è un creatore casuale. Nessuno del resto è disposto ad acquistare un video virale, perché nessuno sa che farci di un video virale una volta che è riconosciuto come tale e quindi ha già totalizzato buona parte delle sue visualizzazioni.

jukin Video

Nessuno tranne Jukin Media, società fondata nel 2010 che come core business trova, raccoglie, acquista, gestisce e poi ovviamente rivende video virali. La società e i suoi molti occhi scavano in rete tutti i giorni cercando video con potenziale virale (cadute, animali, incidenti, performance divertenti, video commoventi...), poi l'ufficio legale contatta l'autore e si offre di comprare di sana pianta il video e tutti i suoi diritti. In certi casi può anche accettare una revenue share, cioè condividere i profitti che ne farà con il creatore, in altri propone solo una cifra che solitamente si aggira sul centinaio di euro ma può toccare qualche migliaio in caso di potenzialità evidenti. Di certo una volta acquistato il video lo registra con la tecnologia Content ID di YouTube e tutte le equivalenti di altre piattaforme (Facebook ne ha una sua versione da Agosto) per essere sicuro che nessun altro lo sfrutti senza che siano loro a monetizzare.

La media intorno a cui girano è di 150 acquisizioni a settimana, cioè 150 video o clip che ogni settimana diventano di proprietà di Jukin Media e che sono ovviamente categorizzate, taggate e inserite in un database dal quale possono essere prelevate a piacimento.
A questo punto inizia il business dei video virali, uno che solo in maniera superficiale spesso sfocia in alcuni dei loro molti canali YouTube (Jukin Video è uno ma ad esempio anche FailArmy lo è), più spesso invece vengono venduti a chiunque ne voglia comprare a pacchi. Si parla di trasmissioni televisive che vogliono clip divertenti, società che hanno bisogno di un video dalle caratteristiche virali per promuoversi, ovviamente agenzie pubblicitarie ma anche brand che vogliono associarsi ad un video che somma più clip virali.
Ovviamente tutti quelli che abusivamente prendono i loro video da YouTube e li ricaricano sui loro canali sono individuati tramite Content ID e per ogni visualizzazione sul loro canale Jukin Media ci guadagna. In totale la compagnia dichiara più di un miliardo di visualizzazioni al mese per i propri video.
Ovviamente buona parte del lavoro di Jukin ha a che vedere con l'imposizione del proprio diritto d'autore, cioè evitare che altri facciano circolare quelle medesime clip senza che loro ne guadagnino.
Lo stesso la capacità massiccia di scavare e trovare stimoli virali e il modello di business costruito attorno a quella che forse è la forma di produzione video più pura di internet, lo user generated content, è una delle innovazioni più importanti. Non solo perché il singolo utente che si ritrova casualmente in mano un video dal buon potenziale attrattivo ora ha la possibilità di venderlo e guadagnare da qualcosa che prima non aveva valore, ma soprattutto perché è proprio intorno a questo genere di cose che si comincia a (vagamente) delineare quell'idea che la spazzatura di internet non è più tale se ha una targhetta con un prezzo e se qualcuno è disposto a pagarlo.

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