Alfonso Maruccia

Italia, operazione contro i pirati delle pay TV

La Guardia di Finanza di Trento mette a segno un colpo contro un'organizzazione sparsa in tutta Italia, dedicata alla decodifica del segnale delle emittenti a pagamento e alla sua distribuzione mediata dalla Rete ai clienti finali. Che risparmiavano parecchio

Roma - Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trento ha rovinato il weekend ai fruitori abusivi delle piattaforme di pay TV con l'operazione Web pirates, un'azione di contrasto alla pirateria portata avanti con ben 92 provvedimenti di perquisizione e sequestro condotti in tutta Italia.

Servendosi della collaborazione di Digital Content Protection (DcP), organizzazione che è espressione diretta delle major discografiche mondiali (IFPI) e italiane (FIMI), e dei comandi provinciali sparsi in giro per l'Italia, la GdF ha così portato a compimento un'indagine durata un anno contro una vera e propria organizzazione criminale dedita alla pirateria del segnale delle pay TV.

Sequestri e perquisizioni sono stati condotti in Trentino Alto Adige, Lazio, Abruzzo, Veneto e Calabria, e hanno portato al rinvenimento di numerosi decoder, "decine" di hard disk o anche computer completi usati sia dai membri dell'organizzazione che dai clienti.
La "gang" riforniva i suddetti clienti di "chiavi" digitali per l'accesso ai server localizzati all'estero, e pensati per la ritrasmissione del segnale in chiaro delle Pay TV. Il "pacchetto" comprendeva l'intera programmazione delle principali emittenti di settore, l'abbonamento era mensile e il risparmio sul costo originale poteva arrivare anche all'80 per cento.
Particolarmente efficiente risultava essere la struttura dell'organizzazione pirata, comprensiva persino di un servizio di supporto e assistenza H24, 7 giorni su 7 attivo online, via telefono o a domicilio. I clienti "storici" stimati dalla GdF ammontano ad alcune centinaia, mentre il danno complessivo al business delle pay TV è stimato in 1 milione di euro.

Nel salutare l'intervento dei finanzieri per il contrasto al fenomeno, certamente non nuovissimo, della pirateria dei segnali televisivi criptati, DcP sottolinea la fine di "una vera e propria distorsione per il mercato audio visivo in Italia oltre che una frode informatica estremamente articolata".

Alfonso Maruccia
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