Alfonso Maruccia

HP, gli ultimi conti in comune

I risultati finanziari per l'ultimo trimestre e per l'intero anno fiscale portano il segno meno e si rivelano inferiori alle aspettative. Il futuro promette bene, dice però il CEO, e HP fa meglio di Dell

Roma - Hewlett-Packard ha pubblicato i risultati finanziari relativi all'ultimo trimestre dell'anno fiscale 2015, numeri in negativo che chiudono l'avventura della "vecchia" HP e servono da viatico per l'avventura delle due nuove anime della storica corporation.

Il quarto trimestre del 2015 si è chiuso il 31 ottobre scorso, un giorno prima della separazione di HP in HP Inc. e Hewlett-Packard Enterprises, con ricavi netti di 25,7 miliardi di dollari e un -9 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel complesso, l'intero anno fiscale si è chiuso con ricavi netti per 103,4 miliardi di dollari e -7 per cento rispetto al 2014 (-2 per cento al netto dell'inflazione).

Prendendo in considerazione i ricavi per singolo business, la divisione PC ha perso (nel trimestre) il 14 per cento, così come le stampanti, i servizi enterprise sono a -9 per cento, il software a -7 per cento, i servizi finanziari a -11 per cento; solo il Gruppo Enterprise (ETOLF) è in crescita con un +2 per cento.
Nonostante i numeri negativi, il CEO di HP Enterprise (HPE) e presidente di HP Inc. (già CEO di HP) Meg Whitman parla di "un ottimo inizio" per la vita commerciale della nuova corporation focalizzata sul settore aziendale e professionale con prospettive positive per il 2016.

HPE si concentrerà su tutto quello che serve al mercato enterprise tranne che sul cloud pubblico, ha confermato poi Whitman, perché in quel business la concorrenza è brutale ed è più conveniente stringere una partnership con Microsoft per commercializzare le soluzioni basate su Azure.

Whitman ha poi espresso un'opinione piuttosto critica sulla mega-acquisizione di EMC da parte di Dell, un'operazione che va nella direzione esattamente opposta a quella che HP Enterprise intende seguire: Dell pensa a ingigantirsi investendo su tecnologie da "vecchia scuola", HPE vuole compattare il business "cloudificando" tutto quello che è possibile trasferire sui server controllati da remoto.

Alfonso Maruccia
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