Alfonso Maruccia

Stanford e la batteria che non prende fuoco

Ricercatori americani propongono una nuova soluzione al surriscaldamento delle batterie agli ioni di litio, un sistema dagli effetti reversibili che promette bene per la sicurezza degli accumulatori energetici del futuro

Roma - Dall'università californiana di Stanford arriva un nuovo sistema per porre rimedio ai rischi "esplosivi" delle batterie troppo accaldate, un meccanismo che offre notevoli vantaggi rispetto alle tecnologie già in circolazione garantendo la sicurezza di accumulatori che si "spengono" quando la temperatura sale troppo.


La tendenza al surriscaldamento è uno dei lati negativi connessi all'uso delle moderne batterie agli ioni di litio, e gli effetti derivanti dalla produzione di calore in eccesso possono andare dal semplice guasto del dispositivo a un più estremo (ma comunque documentato) rischio di incendio o esplosione di un gadget mobile.

Gli attuali sistemi adottati per spegnere una batteria surriscaldata hanno conseguenze irreversibili, dicono i ricercatori, visto che allo spegnimento segue la perdita di funzionalità dell'accumulatore e quindi la necessità di sostituirlo del tutto.
La soluzione degli esperti di Stanford prevede invece l'adozione di uno strato di polimero plastico (polietilene) come copertura degli elettroliti nella batteria, una pellicola "rinforzata" con particelle di nichel capaci di abilitare o interrompere la conduzione di energia elettrica a seconda delle condizioni ambientali.

Quando la temperatura cresce, infatti, lo strato di polimero si allarga e le particelle di nichel si allontanano interrompendo il flusso elettrico, spegnendo in sostanza la batteria per interrompere l'accumulo di calore; al ridursi della temperatura, le particelle si riavvicinano e ripristinano il normale funzionamento dell'accumulatore.

Il nuovo approccio alla protezione delle batterie li-ion dal surriscaldamento garantisce affidabilità e un miglioramento sensibile della sicurezza, dicono i ricercatori, ed è persino possibile "tarare" lo strato di polietilene così da spegnere la batteria a una temperatura fissa come 50 o 100 gradi centigradi.

Alfonso Maruccia
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