Luca Annunziata

Telecom Italia riparte da TIM

L'incumbent si rifā il look con un nuovo logo e un nuovo quartier generale a Roma. Secondo l'AD Patuano, simbolo del rinnovamento profondo che attraversa l'intera azienda

Roma - Mentre Oltralpe si discute dell'interessamento di Orange alle azioni di Telecom Italia, nella Capitale si assiste a un nuovo capitolo nella storia del primo operatore del mercato del Belpaese: con un nuovo logo, un nuovo nome e una nuova modernissima sede che è già in costruzione all'EUR, l'azienda guidata dall'amministratore delegato Marco Patuano prova a rinfrescare la sua immagine e il ruolo che ricopre oggi nel panorama delle telecomunicazioni italiane ed internazionali.


Il racconto della giornata parte proprio dal nuovo quartier generale che lo studio d'architettura UNO-A sta già costruendo a Roma: sorgerà al posto dell'attuale struttura abbandonata conosciuta come Torri Ligini, da anni simbolo di una cattiva gestione della cubatura edilizia nel quartiere EUR, e restituirà ai cittadini della Capitale una zona centrale del distretto da troppo tempo in cattive condizioni. L'intera struttura sarà composta da tre torri in travertino, il materiale più tipico del quartiere EUR secondo l'architetto Ombra Bruno che ha firmato il progetto vincitore della selezione, a cui si sommerà un ampio spazio verde percorribile a piedi e un singolo palazzo più basso che insieme faranno da cornice al nuovo distretto.


L'approccio scelto da Telecom Italia è quello di creare una autentica icona dell'architettura: il travertino, materiale nobile sfruttato sin dai tempi dell'Antica Roma, sarà declinato in una versione altamente tecnologica che garantirà un basso impatto ambientale; l'aspetto delle torri è studiato per creare un suggestivo colpo d'occhio che richiama la "T" che costituisce la base del nuovo logo presentato ieri. L'organizzazione interna degli spazi, infine, seguirà l'approccio del cosiddetto smart working: non ci saranno postazioni fisse per i dipendenti, che potranno muoversi liberamente per creare spontaneamente i gruppi di lavoro funzionali ai compiti che gli sono stati assegnati, senza doversi preoccupare inoltre delle incombenze quotidiane grazie alla presenza di asili, palestre e altri servizi per il personale (compresa la consegna della spesa alimentare).
Lo stesso approccio sarà seguito in altre 10 città italiane, le più importanti per quanto attiene la presenza di Telecom in termini di metri quadrati occupati e numero di dipendenti coinvolti (30mila): l'azienda ha avviato una complessa ed estesa razionalizzazione del suo patrimonio real estate, ovvero punta a ridurre il numero di edifici e strutture che ospitano i suoi uffici e le sue centrali. Al termine di questa razionalizzazione saranno ristrutturati 400mila metri quadrati in 50 edifici, e saranno liberati 700mila metri quadrati che oggi sono pressoché inutilizzati (tanto per fare un esempio, le centrali telefoniche sono diventate estremamente più compatte negli ultimi anni: dove un tempo occorreva un appartamento, oggi basta una stanza), e saranno acquistati alcuni edifici ritenuti strategici. 300 milioni di euro saranno investiti in questa operazione, in parte recuperati grazie ai risparmi ottenuti dal termine delle locazioni summenzionate: tra l'altro sarà dismessa la sede di Corso Italia, fino a oggi edificio più rappresentativo della presenza di Telecom sul territorio e a Roma in particolare.


L'altra metà del cambiamento riguarda il logo e la denominazione dell'azienda che serve oltre 40 milioni di clienti in Italia e più di 70 in Brasile: da oggi Telecom Italia sarà semplicemente TIM per i suoi clienti, e a testimoniare questa novità ci sono una nuova veste grafica del marchio (realizzata da Interbrand) e una campagna che attraverso tre testimonial punta a far conoscere al pubblico le nuove ambizioni di Patuano e soci. Restano i colori, blu e rosso, cambia tutto il resto: la vecchia onda analogica del logo che fu anche di SIP lascia spazio a un pittogramma che mostra in silhouette la lettera "T" ma che richiama anche un ideogramma che significa "montagna".


Per presentare il nuovo logo sono stati ingaggiati, come detto, tre testimonial: il primo, il più suggestivo, è Sir Tim Berners Lee (sì, è probabile che l'abbiano scelto perché si chiama Tim) che in 60 secondi racconterà proprio come Fabio Fazio e Pif le opportunità di crescita e sviluppo che la tecnologia ha in serbo per l'umanità. Gli spot saranno in onda nelle prossime settimane in TV e su altri media: per l'intera campagna è prevista una spesa attorno ai 250 milioni di euro, che comprendono anche tutto il materiale necessario ad aggiornare insegne e comunicazione nelle sedi TIM e nei punti vendita.

Luca Annunziata
12 Commenti alla Notizia Telecom Italia riparte da TIM
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  • Le torri sono ex Ministero delle Finanze poi abitate dal dipartimento delle finanze del Mef e dalla Agenzia delle Entrate.

    Il travertino è un vincolo del Comune di Roma per la ristrutturazione
    non+autenticato
  • chissa' perche a me viene in mente il noto detto: "cambiare tutto per non cambiare niente"
    non+autenticato
  • NON credo sia in corso italia...... e il "fortino" di oriolo romano dove lo mettiamo? era la' che facevano la cosa piu' importante... la bollettazione (su VMS) aka si tira il grano....    e parco dei medici, aka LA sede degli incravattati?
    non+autenticato
  • Al massimo è un trigramma dell'I-Ching.
    Che significa "montagna", "corpo" e "tenere sempre".

    http://www.ichingwisdom.com/trigrams.html
  • - Scritto da: interceptor
    > Al massimo è un trigramma dell'I-Ching.
    > Che significa "montagna", "corpo" e "tenere
    > sempre".

    Parlando di Telecom opeterei per la terza ipotesi, parafrasandola in "temere sempre" o "man-tenere sempre".
    non+autenticato
  • ...perché se fossero ancora statali ci sarebbe già stata un'interrogazione parlamentare per capire quanti soldi avrebbero buttato per quel nuovo logo orrendo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Antonio Mela
    > ...perché se fossero ancora statali ci sarebbe
    > già stata un'interrogazione parlamentare per
    > capire quanti soldi avrebbero buttato per quel
    > nuovo logo
    > orrendo.

    E beh certo, che "fortuna" aver svenduto ai privati un gioiello industriale come Telecom. E che bravi i privati, in particolare Colaninno, che l'hanno ricoperta di debiti.

    A leggere certi post si capisce che gli italiani meritano il loro declino.
    non+autenticato
  • A leggere certi post si capisce anche l'analfetismo funzionale dell'italiano medio, alla luce del fatto che la storia della privatizzazione di telecom e dei magheggi annessi io non l'avevo nemmeno tirata in ballo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Antonio Mela

    > alla luce del fatto che la storia della
    > privatizzazione di telecom e dei magheggi annessi
    > io non l'avevo nemmeno tirata in
    > ballo.

    Non sono io ad aver scritto: "E per fortuna adesso sono privati".
    Non c'è proprio nessuna "fortuna". E' stata una disgrazia.


    > A leggere certi post si capisce anche
    > l'analfetismo funzionale dell'italiano medio,

    Concordo. Tipo quelli che accusano altri di "analfetismo". Questa me la segno per le serate migliori.A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: statalista
    > - Scritto da: Antonio Mela
    CUT
    > Non sono io ad aver scritto: "E per fortuna
    > adesso sono
    > privati".
    > Non c'è proprio nessuna "fortuna". E' stata una
    > disgrazia.

    Nel privato, se si fallisce, si pagano le conseguenze
    personalmente e si chiude.

    Nel pubblico, se si fallisce, pagano le conseguenze
    *tutti* i cittadini. Ingiustamente, eh...

    Scegli tu da che parte vuoi stare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Utente
    > - Scritto da: statalista
    > > - Scritto da: Antonio Mela
    > CUT
    > > Non sono io ad aver scritto: "E per fortuna
    > > adesso sono
    > > privati".
    > > Non c'è proprio nessuna "fortuna". E' stata una
    > > disgrazia.
    >
    > Nel privato, se si fallisce, si pagano le
    > conseguenze
    > personalmente e si chiude.
    >
    > Nel pubblico, se si fallisce, pagano le
    > conseguenze
    > *tutti* i cittadini. Ingiustamente, eh...
    >
    > Scegli tu da che parte vuoi stare.

    Guarda che anche gli UTILI vanno allo Stato. SIP era una delle aziende pubbliche più redditizie in assoluto, prima di essere privatizzata di debiti non ne aveva. E comunque uno Stato sovrano deve controllare le proprie reti di telecomunicazione, quantomeno le dorsali.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Non utente
    > - Scritto da: Utente
    > > - Scritto da: statalista
    > > > - Scritto da: Antonio Mela
    > > CUT
    > > > Non sono io ad aver scritto: "E per fortuna
    > > > adesso sono
    > > > privati".
    > > > Non c'è proprio nessuna "fortuna". E' stata
    > una
    > > > disgrazia.
    > >
    > > Nel privato, se si fallisce, si pagano le
    > > conseguenze
    > > personalmente e si chiude.
    > >
    > > Nel pubblico, se si fallisce, pagano le
    > > conseguenze
    > > *tutti* i cittadini. Ingiustamente, eh...
    > >
    > > Scegli tu da che parte vuoi stare.
    >
    > Guarda che anche gli UTILI vanno allo Stato. SIP
    > era una delle aziende pubbliche più redditizie in
    > assoluto, prima di essere privatizzata di debiti
    > non ne aveva.

    E dove hai letto questa cosa? Nella sezione Finanza
    di Topolino? A bocca aperta

    > E comunque uno Stato sovrano deve
    > controllare le proprie reti di telecomunicazione,
    > quantomeno le dorsali.

    Seee come no, "magna tranquillo"... A bocca aperta
    non+autenticato