In Australia stop allo spam via SMS

Nel paese dei canguri il prossimo dicembre dovrebbe diventare operativa una legge che richiede alle aziende di ottenere il consenso degli utenti prima di mandargli pubblicità sul cellulare. Ma le imprese non ci stanno: costa troppo

Melbourne (Australia) - Chiedere il permesso prima di inviare pubblicità sul cellulare, via SMS, o prima di mandarla con un messaggio di posta elettronica: questo il principio di base di una legge che dovrebbe diventare efficace il prossimo dicembre in Australia. Un principio che appare ispirato al rispetto della privacy del consumatore-utente e che, invece, suscita le ire delle imprese del "direct marketing".

In queste settimane, la commissione sulla privacy sta raccogliendo le opinioni delle diverse parti interessate e nei mesi successivi emanerà una serie di regolamenti. Il commissario Malcom Crompton ha già fatto capire alle imprese qual è l'aria che tira, spiegando che saranno pochissime le eccezioni ammesse alla richiesta di un consenso da parte dell'utente.

Nel caso in cui il consenso non venga ottenuto, la Commissione potrà riprendere ufficialmente l'azienda e, in caso di danni causati dal comportamento dell'impresa, gli utenti potranno arrivare in tribunale per chiederne conto.
Allo stesso tempo i datori di lavoro saranno tenuti a tenere per sé e a garantire la sicurezza dei dati personali dei propri dipendenti per tutto quello che va dalle informazioni private alle prestazioni offerte fino alle eventuali disabilità. Tutto questo, afferma Crompton, per proteggere la privacy dell'individuo.

L'associazione delle imprese del direct marketing ha reagito sostenendo che una legge del genere rischia di creare dei costi impossibili per le aziende, costi che dovranno essere riversati sul consumatore: "L'idea di una legislazione leggera stava tutta nel fatto che non avrebbe comportato costi in più per le aziende, pur salvaguardando la privacy... Ma se le imprese devono ottenere il consenso ogni volta, allora i costi saranno enormi".