Claudio Tamburrino

Uber e il traffico della Grande Mela

Giunto a conclusione lo studio voluto dal sindaco De Biasi per verificare l'impatto del servizio di car sharing sul traffico di New York. Mentre Uber pensa agli elicotteri

Roma - Secondo uno studio condotto dalla municipalità di New York, i veicoli degli autisti di Uber non peggiorano il problema di traffico della Grande Mela. Buone notizie, insomma, per l'app del car sharing che, mentre sta estendendo la sua portata anche ai cieli con un progetto pilota che vede coinvolta una compagnia con una flotta di elicotteri, rischiava di vedersi fortemente ridimensionata nella patria dei taxi gialli.

New York aveva scelto la strada della diplomazia per affrontare la sfida rappresentata dai servizi di Uber che, a luglio, sembrava aver creato una situazione irrimediabilmente calda: per diversi giorni il sindaco De Biasi era stato strattonato fra le proteste dei tassisti e l'aggressiva contro-pubblicità di Uber che lo aveva tirato direttamente in ballo, con anche diverse celebrità schierate con il servizio di car sharing.

Dopo aver ritirato il piano che prevedeva l'imposizione di una diminuzione del numero di veicoli Uber per le strade di New York, lo stesso De Biasi aveva deciso di ammorbidire la sua linea anti-Uber fino a raggiungere con l'app un accordo che prevedeva il monitoraggio della situazione per quattro mesi ed uno studio sui suoi effetti sul traffico di New York ed in generale sull'offerta di trasporto della città. ╚ proprio quello studio - costato circa 2 milioni di dollari - ad essere giunto ora alla conclusione che il servizio di car sharing non peggiora il traffico, piaga per New York ed in particolare per Manhattan.
Lo studio rileva che Uber ha contribuito ad aumentare il numero delle auto e che i suoi autisti solo nell'ultimo anno sono passati dai 10mila autisti di settembre 2014 a circa 20mila nel 2015, un numero che sommando tutte le app collegate ad Uber arriva a 30mila nella città di New York. Tuttavia, come già osservato in uno studio finanziato dalla stessa Uber, gli autisti dell'app del car sharing finiscono per servire soprattutto le zone limitrofe a Manhattan ed in numero limitato nelle ore di maggior traffico, ancora dominate soprattutto dai classici taxi gialli e dalle auto private.

Per il resto, tuttavia, lo studio non collega tali numeri all'aumento del traffico, al contrario si limita a raccomandare un controllo più stretto da parte dell autorità sui prezzi di taxi e servizi di car sharing ed a chiedere che i veicoli Uber siano predisposti per accogliere utenti disabili.

Claudio Tamburrino
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