Claudio Tamburrino

Diffamazione, le motivazioni della condanna di nuovocadore.it

L'ex parlamentare Maurizio Paniz ottiene il pagamento dei danni e delle spese processuali. Il titolare del forum che ha ospitato un commento ritenuto diffamatorio nei suoi confronti viene anche sanzionato con una multa

Diffamazione, le motivazioni della condanna di nuovocadore.itRoma - Sono state pubblicate le motivazioni per le quali è stato condannato lo scorso novembre in primo grado Matteo Gracis, 31 anni, di Pieve di Cadore, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell'ex parlamentare di Forza Italia Maurizio Paniz.

Il caso risale al 2014, quando era stata formulata la denuncia per per un commento sottoscritto nel 2011 da un utente anonimo nascosto dietro lo pseudonimo SMARA in una sezione del sito dedicato alle discussioni dei lettori: in esso si definiva l'avv. ed ex onorevole Paniz come "una persona che usa la propria professionalità in maniera distorta con l'unico obiettivo di fare leggi ad personam per salvaguardare dalla galera chi ha il ruolo di pensare al bene del Paese e invece porta avanti solo degli interessi personali". Il commento era rimasto online dal 4 al 27 maggio, quando il gestore del forum aveva provveduto a rimuoverne - dopo 11 giorni esatti dalla richiesta di Paniz avvenuta semplicemente per email e non per raccomandata - la parte da lui ritenuta "presumibilmente diffamatoria".

Ciò nonostante, ed anche se non autore del contenuto incriminato ma solo gestore del sito Internet che lo ha momentaneamente ospitato, Gracis è stato condannato a 300,00 Euro di multa più il pagamento delle spese processuali ed al risarcimento alla parte civile dei danni calcolati "considerato il tenore delle espressioni offensive, la pubblicità del sito e la posizione politico-sociale della persona offesa, nella somma di euro 5.000", più 2mila euro di spese di costituzione.
Due erano le questioni a cui doveva rispondere il giudice: se potesse esservi responsabilità anche se il forum gestito da Gracis non avesse natura di testata giornalistica e se il commento avesse effettivamente natura diffamatoria.

Sulla prima questione il giudice esclude che il commento possa rientrare nella legittima critica. Afferma in particolare che le espressioni "non possono essere giustificate e legittimate da un diritto di critica politica sull'opinione espressa sul progetto dell'on. Paniz" dal momento che sfocia "in un gratuito e generalizzato attacco personale, assolutamente staccato e decontestualizzato dal tema politico oggetto di discussione e da una legittima critica delle motivazione dell'opinione espressa sull'argomento, oggetto del forum, dall'uomo politico Paniz con la conseguenza che non sussistono i presupposti per l'operatività della scriminante normata dall'art. 51 c.p.".

Sulla seconda questione, invece, il giudice distingue tra responsabilità rispetto alla diffamazione da parte di Gracis e diffamazione a mezzo stampa. A tal proposito nelle motivazioni si legge che "nel valutare la responsabilità penale dell'odierno imputato deve anzitutto premettersi l'esclusione di una responsabilità di Gracis Matteo per il reato di diffamazione a mezzo stampa strutturata sull'art. 57 c.p. in quanto, come affermato dalla Corte di Cassazione, la norma de qua si riferisce solo alla carta stampata senza possibilità di interpretazione estensiva del concetto di stampato tale da includere anche il prodotto Internet con la conseguenza che il direttore di un periodico online non può rispondere del reato di diffamazione ex art. 57. c.p.".

Ciò, d'altra parte, non basta a salvare Gracis. L'elemento soggettivo del "dolo eventuale" riferito alla sua persona viene infatti rintracciato dal giudice dal ritardo con cui ha risposto all'istanza di Paniz. In particolare: "L'imputato, pur essendo stato reso edotto della pubblicazione del commento, dei contenuti del commento, delle valutazioni e della percezione dello stesso da parte dell'avv. Paniz, il Gracis ha infatti confermato di avere avuto integrale lettura telefonica del commento e della mail dell'avv. Paniz da un proprio collaboratore, ha deciso di non ottemperare direttamente e immediatamente con la modifica-cancellazione del commento, proferendo posticipare ogni iniziativa e decisione al suo rientro in Italia".

Da questo il giudice deduce che "nel periodo dal 4 giugno al 14 giugno 2011 l'odierno imputato ha consentito la pubblicazione sul forum aperto sul sito web di sua proprietà di un commento della cui esistenza e portata diffamatoria era stato reso puntualmente reso edotto con conseguente accettazione, decidendo di posticipare al suo rientro qualsiasi intervento "anche se oggettivamente possibile nell'immediatezza".

Insomma, anche se non si trattava di un giornale ma di una pagina non aggiornata regolarmente ed anche se la questione del contenuto diffamatorio fosse da verificare, il Giudice ha verificato la responsabilità nel ritardo del suo intervento.

Matteo Gracis ha riferito a Punto Informatico che ha intensione di ricorrere in appello contro la decisione del Giudice.

Claudio Tamburrino
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65 Commenti alla Notizia Diffamazione, le motivazioni della condanna di nuovocadore.it
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  • ... giuridica. Provo a scrivere come la vedo io, non da fazioso di parte (come pure in questo caso sono, perché al Gracis va tutta la mia simpatia), ma valutando le cose tecnicamente: OVVIAMENTE SULLA BASE DI QUELLO CHE LEGGO NELL'ARTICOLO, perché non ho letto e non leggerò mai le carte del processo...
    1) ci sono state nel settore delle sentenze davvero discutibili. Quindi, concordo con chi qui polemizza con i giudici. Certo, io potrei eccepire che andrebbe visto se la sentenza stramba è il frutto di una errata interpretazione della materia da parte del giudice, o il frutto di una corretta interpretazione del giudice di una legislazione errata, non aggiornata, spesso contradditoria... perché nell'ambito della mia esperienza lavorativa, la cosa dove batto spesso il muso è la seconda ipotesi... il legislatore scrive male, scrive sbagliato.
    Però, nel caso specifico, per quel che leggo nell'articolo, non mi pare si possa dire che il giudice abbia preso una cantonata. Forse nemmeno qualora le norme fossero "aggiornate" tenendo conto delle specificità del mezzo web. A quel che leggo, il giudice non ha condannato Gracis per diffamazione, ma per il "ritardo" nella rimozione del post. EBASTA.
    2) ho scritto che il commento era "chiaramente" diffamatorio e lo confermo: quell'affermazione è chiaramente diffamatoria (o al limite ingiuriosa, non sto a spaccare il capello), nei confronti di chiunque fosse rivolta, fosse stato anche Padre Pio o Beppe Grillo. A meno che non ci fosse stata una sentenza definitiva che la confermasse. Uno non può dare del mafioso a chiunque: lo può dare a Riina, a Provenzano o ai suoi compari. Forse i parlamentari, nell'esercizio delle loro funzioni, possono dire anche quelle cose. Forse i giornalisti nell'esercizio del diritto di cronaca.
    Come ovvio, la diffamazione non l'ha fatta il Gracis, ma chi ha scritto il post. Ed infatti non mi pare risulti che il Gracis sia stato condannato per diffamazione.

    3) un cenno alla questione che ho scritto sulla responsabilità di chi retwitta un tweet diffamatorio (il concetto più chiaro sarebbe quello del nostro proverbio "è ladro tanto chi ruba quanto chi tiene il sacco"): nella fretta non l'ho scritto, ma mi pareva fosse implicito: come ovvio, un retweet diffama in quanto approvi il testo che retwitta... se uno si limita a retwittare, magari qualcosa rischia, di sicuro non rischia se uno scrive "guarda questo deficiente cosa ha scritto", sicuramente rischia se scrive "concordo con questo tweet"... se ricordo bene, c'è gente già condannata per un "MiPiace" FB su contenuti giudicati diffamatori. E credo sia giusto così, altrimenti è il far-west. Poi, se la diffamazione debba essere depenalizzata e lasciata solo come sanzione amministrativa, è un altro discorso.
    4) e per ultimo. La mia simpatia per Paniz si presterebbe ad una delle gag di Crozza in cui Briatore cita le sue priorità... ma mi dispiace per chi ce l'ha con Paniz, ma la sentenza a suo favore è una garanzia non solo per i "potenti" come lui, ma per noi tutti!!!, persone comuni non dotate di forza persuasiva ed economica al suo pari, che un domani per un qualunque motivo potremmo trovarci alla gogna sul web. E' necessario che si sappia che anche sul web vigono regole e non possa venire lesa impunemente la dignità delle persone.
    Giusto oggi c'è una notizia che forse non è molto diffusa: un tizio che era stato accusato di essere "un falso cieco" è stato assolto. Tempo fa, il Penati (l'ex sindaco del PD di Sesto, quello del "sistema corruttivo Sesto"), dopo 5 anni di gogna, è stato assolto, perché il fatto non sussiste. Bisogna stare attenti quando si maneggia la vita delle persone.
    A tale proposito, è inevitabile che chi gestisce un forum/blog con commenti, sappia che avrà (ha) l'onere di perdere del tempo a leggere/censurare/rimuovere dei commenti (a proposito: non è necessario che il commento sia "chiaramente" diffamatorio, perché chiunque di noi qui su PI sa benissimo che i commenti sono soggetti all'insindacabile giudizio del gestore, e a chi non gli sta bene, può andare a postare altrove. Per rimuovere un post, il gestore non ha bisogno di attribuirgli una sicura patente di diffamazione. Se poi rimuovesse troppi post senza motivo, la sanzione sarebbe che la gente se ne andrebbe altrove).
    Peraltro, esco dal tema per un commento. A mio parere il web è sempre meno un luogo di "libertà e civile discussione" e sempre più una trasposizione delle faide faziose di tifosi, dove ognuno invece che comprendere le posizioni altrui, si limita per lo più a trovare conferme alle sue (pur bizzarre, vedi i vari complottismi) tesi, formando schiere di pro e di contro, e ricorrendo spesso alla mera offesa anche personale. Non è un caso che il frequentatissimo sito de Il Fatto Quotidiano ha dovuto porre una limitazione al numero di post per commentatore (100 a settimana se ricordo bene), in quanto le discussioni erano interminabili ma soprattutto di scarsa qualità, limitandosi spesso a delle sterili bizzette ed offese. In questo, abbiamo tutti noi delle responsabilità. Saluti
    non+autenticato
  • Da quello che mi sembra di capire, c'erano trascorsi tra Paniz e i siti "incriminati" (tra cui Vajont.info) già prima di quest'evento, quindi l'attenzione a un commento che altrimenti sarebbe passato inosservato e la relativa denuncia probabilmente sono spiegabili all'interno di una vicenda con dissapori pregressi.
    Detto questo, mi chiedo cosa sarebbe successo se anziché di nuovocadore.it si fosse trattato di nuovocadore.ru, magari registrato a nome di Giulio Cesare, residente in via dei Gulag a Mosca (cambiate pure i dati con un registrar di un paese poco accondiscendente alle rogatorie, a vs. piacere)... ho come il dubbio che le indagini non avrebbero portato mai a un processo, ma potrei sbagliarmi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Aurelio Fittipaldi
    > Da quello che mi sembra di capire, c'erano
    > trascorsi tra Paniz e i siti "incriminati" (tra
    > cui Vajont.info) già prima di quest'evento,
    > quindi l'attenzione a un commento che altrimenti
    > sarebbe passato inosservato e la relativa
    > denuncia probabilmente sono spiegabili
    > all'interno di una vicenda con dissapori
    > pregressi.

    Sicuramente.

    > Detto questo, mi chiedo cosa sarebbe successo se
    > anziché di nuovocadore.it si fosse trattato di
    > nuovocadore.ru, magari registrato a nome di
    > Giulio Cesare, residente in via dei Gulag a Mosca
    > (cambiate pure i dati con un registrar di un
    > paese poco accondiscendente alle rogatorie, a vs.
    > piacere)... ho come il dubbio che le indagini non
    > avrebbero portato mai a un processo, ma potrei
    > sbagliarmi.

    Concordo, ma attenzione che le cose cambiano, ed il legittimo controllo o la se vuoi eccessiva censura, guadagnano spazio. Il sistema è in evoluzione, e tende a globalizzarsi.
    Per esempio, conosci la vicenda delle citazioni per multe non pagate provenienti dalla Croazia? Ho avuto modo di vedere in tv a MiManda Rai3 e devo dire la verità: probabilmente i media hanno "esagerato" sul numero delle multe sbagliate. Resta il fatto che quelle ingiunzioni sono valide, perché la Croazia fa parte del sistema "giudiziario" europeo e le sue norme sono riconosciute: le ingiunzioni sono quindi (in astratto, poi ci possono essere cavilli) valide, anche se provengono da Notai, che in Croazia hanno anche funzioni giudiziarie assimilabili ad un nostro Tribunale. E la ingiunzione va contestata "là" con le norme loro.
    E' il progresso e l'unione europea, bellezza
    non+autenticato
  • Quindi possiamo attenderci condanne ai gestori di autostrade,
    perché hanno permesso la circolazione di automobili in contromano?
    Spero che gli onorevoli Giudici sappiano la differenza tra siti, blog, forum e sms!
    non+autenticato
  • - Scritto da: xcaso
    > Quindi possiamo attenderci condanne ai gestori di
    > autostrade,
    > perché hanno permesso la circolazione di
    > automobili in contromano?

    se una volta avvisati del problema, non avvisano la polizia, non predispongono altre misure eventuali (es.: blocco degli ingressi ai caselli) ecc., si...

    > Spero che gli onorevoli Giudici sappiano la
    > differenza tra siti, blog, forum e sms!

    il problema è (anche) che sono gli utenti che spesso credono che il web sia cosa diversa dalla realtà...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Osvy
    > - Scritto da: xcaso
    > > Quindi possiamo attenderci condanne ai
    > gestori
    > di
    > > autostrade,
    > > perché hanno permesso la circolazione di
    > > automobili in contromano?
    >
    > se una volta avvisati del problema, non avvisano
    > la polizia, non predispongono altre misure
    > eventuali (es.: blocco degli ingressi ai caselli)
    > ecc.,
    > si...
    >
    > > Spero che gli onorevoli Giudici sappiano la
    > > differenza tra siti, blog, forum e sms!
    >
    > il problema è (anche) che sono gli utenti che
    > spesso credono che il web sia cosa diversa dalla
    > realtà...

    Gia'.
    Nella realta' nessuno fa denunce via mail.
  • Dovreste rigraziare, invece di scrivere corbellerie!
    Grazie a Paniz possiamo vedere come funziona il sistema giudiziario, basato su leggi che la casta fa per tutelarsi alla faccia del popolino.
    Poi arriva il giudice e giudica.
    Non si può prendersela con lui, è solo un ingranaggio con mantello e cappellino ridicoli, che esprime la volontà dei lupi, fatta eseguire con la forza da pecore rinnegate armate di pistola.
    non+autenticato
  • C'è da rimanere schifati.
    Sono cose come queste a far sì che la gente si disilluda sempre di più sulla cosa pubblica.
    E' una sequenza infinita di errori su errori, di furbate su furbate, di inefficienza su inefficienza.
    La cosa pubblica è un cancro che avvelena i cittadini.
    E' sempre stato così, ma ora questa consapevolezza sta diventando più globale.
    Anche le pecore sognano.
    non+autenticato
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