Claudio Tamburrino

Uber, filo rosso tra Londra e Parigi

Mentre l'autorità londinese dà il via libera alla startup, continuano le infuocate proteste francesi contro i suoi autisti

Roma - Più che con la concorrenza di tassisti e mezzi pubblici di trasporto, Uber continua a vedersela con le autorità e con le proteste contro la sua presunta illegalità: da ultimo la questione sembra aver infiammato nuovamente le piazze di Parigi, mentre al contrario Londra sembra essersi definitivamente decisa per il suo via libera.

Già ad ottobre, per la verità, l'High Court di Londra aveva riconosciuto la legittimità del servizio offerto dalla startup californiana: tuttavia la Licensed Taxi Drivers Association (LTDA) aveva chiesto all'autorità locale dei trasporti (Transport for London, TfL) di adottare una serie di limitazioni ai servizi di car sharing via app, proibendo in particolare la possibilità di mostrare i veicoli nelle vicinanze tramite l'app, l'adozione di un ritardo programmato di cinque minuti tra chiamata e passaggio effettivo al passeggero e l'obbligo da parte degli autisti di essere registrati con un solo operatore alla volta.

Tali proposte sono state respinte da Tfl, che tuttavia si è riservata di adottare entro il 17 marzo altri obblighi, tra cui il requisito della conoscenza della lingua inglese da parte degli autisti, l'obbligo di fornire in anticipo ai passeggeri un preventivo della tariffa applicata per il viaggio e quello di fornire un centralino o uno sportello per eventuali proteste.
Quello londinese, d'altra parte, è solo uno dei fronti su cui Uber deve scontrarsi con autorità e proteste da parte dei tassisti: è praticamente occupata in quasi tutti i paesi in cui opera.
Per esempio, negli Stati Uniti deve ancora risolvere, a differenza di Lyft che ha accettato un accordo da 12,5 milioni di dollari, la questione dell'inquadramento legale dei suoi autisti e così in California prosegue con lo status di class action la denuncia con cui tre suoi autisti vogliono essere riconosciuti dalla startup come dipendenti. A New York ha trovato un accordo con le autorità e in Italia la questione della sua legittimità è arrivata fino al Parlamento. Ma il fronte più caldo resta quello di Parigi, dove i tassisti - come già avevano fatto l'anno scorso - stanno da ieri mettendo a ferro e fuoco la città.



A seguito delle prime rivolte anti-Uber, le autorità francesi avevano imposto alle auto di Uber con licenza di Noleggio con Conducente un ritardo programmato e addirittura il presidente François Hollande aveva invocato il blocco del servizio a stelle e strisce, il Ministro degli Interni Bernard Cazeneuve aveva chiesto che venisse perseguito e, infine, due suoi dirigenti erano stati arrestati per "attività illegali" legate alla fornitura del servizio low cost UberPop.
Nonostante l'apparente supporto delle autorità, i tassisti sono tornati in piazza e da ieri si racconta di gomme bruciate, snodi fondamentali della città bloccati dai picchetti e l'indicazione ai tassisti di guidare "lentamente". Ad essere particolarmente coinvolte le zone intorno agli aeroporti Charles de Gaulle e Orly, nonché Porte Maillot, vicino al Ministero dell'economia e delle finanze francese.

Mentre le forze dell'ordine hanno cercato di recuperare la situazione nelle strade con lacrimogeni ed arresti, il Primo Ministro Manuel Valls ha avuto un incontro di emergenza con i rappresentanti dei tassisti al seguito del quale ha promesso "di porre fine ai comportamenti illeciti e di garantire il rispetto di una competizione leale".

Claudio Tamburrino
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