Claudio Tamburrino

Brevetti, accordo Carnegie Mellon-Marvell

Le due parti in causa accettano di chiudere lo scontro sui chip ad una cifra a metà strada tra le sentenze precedenti. 750 milioni di dollari, che arriveranno in parte ai due ricercatori firmatari dei brevetti

Roma - Marvell e la Carnegie Mellon University hanno raggiunto un accordo che pone fine al contenzioso brevettuale che le vedeva contrapposte dalla fine del 2012. L'azienda di Pittsburgh produttrice di chip era stata condannata allora per violazione di due brevetti ottenuti tra il 2001 ed il 2002 dall'Università Carnegie Mellon: il numero 6,201,839 ed il 6,438,180, entrambi relativi a tecnologie per ridurre i problemi nelle attività di elaborazione delle informazioni contenute negli hard drive.

Tuttavia Marvell contestava la validità stessa dei due brevetti (in particolare perché anticipati da un brevetto precedente di Seagate) e chiedeva inoltre ai giudici di rivedere la valutazione dell'infrazione (oltre il miliardo e mezzo di dollari) e la modalità adottata per tale calcolo ritenuta assolutamente irragionevole: i giudici di prima istanza avevano contato tutti gli oltre 2 miliardi di microchip venduti da Marvell in tutto il mondo, moltiplicandoli per 50 centesimi per ogni utilizzo, valore supposto dagli esperti dell'accusa per la tecnologia oggetto della causa.

Anche per la rilevanza di un simile precedente nel calcolo dei danni, Marvell aveva visto schierarsi dalla sua parte diverse aziende del settore tra cui Dell, Google, HP e Microsoft e, forte di questa coalizione, aveva finito per aggiudicarsi il secondo round della vicenda: in appello il giudice aveva accolto la sua richiesta di rivedere il calcolo dei danni per la violazione di due brevetti detenuti dall'università privata arrivando ad abbassare quanto dovuto dal convenuto a 278,4 milioni di dollari.
Le parti, quindi, invece di ricorrere ai possibili successivi gradi di giudizio, hanno deciso di raggiungere un accordo extragiudiziale e lo hanno trovato per la cifra di 750 milioni di dollari: a metà strada, dunque, tra i 278 riconosciuti dall'appello e gli 1,5 miliardi riconosciuti dal primo grado di giudizio.

L'università ha fatto sapere che una volta pagate le spese legali dividerà tali milioni con i ricercatori che hanno inventato la tecnologia rivendicata nei due brevetti: si tratta, dice la Carnagie Mellon, del professor José Moura del Dipartimento di ingegneria elettronica ed informatica, e Aleksandar Kavcis, ex dottorando di Moura ed ora professore all'Università delle Hawaii.

Claudio Tamburrino
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