Gaia Bottà

Google globalizza l'oblio

I risultati di ricerca oggetto di rimozione, però, saranno inaccessibili solo per i cittadini della Rete del paese da cui ha avuto origine la richiesta di deindicizzazione. La soluzione di compromesso con le autorità è basata sul geoblocking

Roma - Per mediare fra le richieste delle autorità europee, determinate nell'imporre che le pagine oggetto di deindicizzazione sulla base del diritto all'oblio fossero rimosse su scala globale dai risultati dei motori di ricerca, e la convinzione che agire a livello globale rischi di trasformare il diritto che vige in un paese in una violazione al di fuori dei suoi confini, Google ha messo in atto un sistema di geoblocking per la propria SERP. Le rimozioni autorizzate per tutelare la reputazione e il passato dei cittadini dell'Unione Europea agiranno su tutte le versioni di Google, ma solo per gli indirizzi IP afferenti al paese da cui ha origine la richiesta di rimozione.

Google e diritto all'oblio

Le indiscrezioni relative all'escamotage allo studio di Mountain View erano circolate già nel mese di febbraio e ora sono state confermate da un post sul blog ufficiale di Google: Peter Fleischer, consulente globale alla privacy della Grande G, ricorda che da quando nel 2014 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, istituendo di fatto diritto all'oblio, ha caricato i motori di ricerca della responsabilità di agire da arbitri tra il principio della libera circolazione dell'informazione e il diritto alla privacy, Google ha aperto il dialogo con le istituzioni del Vecchio Continente. Fleischer ricorda altresì gli "occasionali disaccordi", quale quello con la Commission Nationale de l'Informatique et des Libertés (CNIL), che sulla base delle prescrizioni del gruppo di lavoro Article 29 si è scontrata con Google per imporre che le deindicizzazioni fossero operate su scala globale.

Google, che da sempre sostenuto la necessità di agire localmente, per scongiurare l'abuso del diritto all'oblio per comprimere la libertà di informazione, ha ora innescato la propria soluzione di compromesso: i risultati di ricerca ritenuti passibili di rimozione saranno deindicizzati dai domini europei del motore di ricerca e saranno resi inaccessibili agli utenti che si manifestino in Rete con un indirizzo IP del paese da cui la richiesta è stata formulata o sulla base di "altri indizi di geolocalizzazione". "Per esempio - chiarisce Fleischer - se un URL è deindicizzato sulla base di una richiesta di un cittadino che vive in Francia, nessun utente francese sarà in grado di vedere quell'URL fra i risultati di nessun sito Google (compreso Google.com)". Il geoblocking applicato alla SERP di Google, naturalmente, decade nel momento in cui l'utente francese si trovi all'estero: "se un francese è in viaggio in un altro paese - anche entro l'Unione Europea - sarà in grado di visualizzare la pagina comprensiva dei risultati deindicizzati, ma solo sulle versioni non-UE di Google". Analogamente, coloro che impieghino servizi VPN e operino in rete con un indirizzo IP non afferente al paese di localizzazione, sfuggiranno alla logica dei filtri, o vi rimarranno imbrigliati qualora si tratti di un IP afferente a un paese europeo.
Nonostante le inevitabili scappatoie, evidentemente tollerabili dal momento che il diritto all'oblio opera sui motori di ricerca senza coinvolgere i contenuti ospitati sulle pagine deindicizzate, Google ritiene che questo livello aggiuntivo di deindicizzazione possa accontentare le autorità europee, senza però rinunciare a "tutelare i diritti delle persone di altri paesi ad accedere all'informazione pubblicata legalmente".

Gaia Bottà
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